Mercoledì 10 Ottobre 2012

Lanificio Gusmini a gonfie vele
Suo il tessuto per la Vespucci

«Non chi comincia ma quel che persevera». È il motto dell'Amerigo Vespucci, la nave scuola dove vengono addestrati gli allievi dell'Accademia navale, che ben si adatta alla Gusmini S. Lanificio-Feltrificio, l'azienda di Cene che a settembre si è aggiudicata la fornitura di tessuti per le vele dell'imbarcazione.

La società bergamasca, guidata dai fratelli Giacomo e Mario Gusmini, infatti, ha sbaragliato la concorrenza e ha ottenuto il via libera per la produzione di 13 mila metri di tessuto, per un pool di aziende veliere che servono la Marina militare. Giacomo Gusmini parla di questa commessa come di un «fiore all'occhiello», guadagnato grazie al core business dell'azienda, ovvero la produzione di panni di lana e feltri per diverse applicazioni. Dai manicotti per le macchine per l'industria del pane e per quella alimentare più in generale, alle coperte (anche di cashmere o in pelo di cammello) e plaid destinati, ad esempio, alle forniture per ospedali.

«Siamo una delle poche aziende che dispone ancora di telai a navetta con cui realizzare questo particolare tipo di tessuto (i più recenti risalgono agli anni Settanta, ndr) - spiega Giacomo Gusmini - che poi passeremo ai cotonieri, che si occuperanno del lavaggio (la cosiddetta purga, ndr)». I filati di lino, invece, sono stati forniti dal Linificio Canapificio Nazionale di Villa d'Almè.

La Gusmini S. Lanificio-Feltrificio, mentre si prepara a consegnare i primi metri di tessuto, si appresta anche a celebrare un traguardo importante: i 125 anni dalla sua fondazione. L'azienda, infatti, è nata in un lontano 1887, fondata a Vertova (il «trasloco» a Cene risale al 2001) dal bisnonno dei fratelli Gusmini, Giacomo, che ha poi passato il testimone al figlio, il nonno Santo, conservando fino a oggi la matrice di azienda familiare. Con i suoi 16 dipendenti l'azienda serve clienti importanti in tutta Europa, nomi noti dell'alta moda per cui produce coperte e tappeti, ma anche feltri, come quelli destinati alle borse. Il 50% del fatturato, che l'anno scorso si è attestato a 2,5 milioni di euro («nel 2012 speriamo in un leggero aumento»), proviene dall'export, in particolare dai Paesi europei, ma anche da Egitto, Sudamerica e Taiwan per citare i principali.

Per saperne di più leggi L'Eco di Bergamo del 10 ottobre

fa.tinaglia

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