In calo, ma è sempre recessione
Vendite giù, tiene solo l'estero

Nel trimestre da giugno a settembre non si sono registrati sostanziali cambiamenti del ciclo congiunturale dell'economia bergamasca: il contesto è sempre quello di una recessione, destinata a pesare sul mercato del lavoro.

Nel trimestre da giugno a settembre non si sono registrati sostanziali cambiamenti del ciclo congiunturale dell'economia bergamasca: il contesto è sempre quello di una recessione, non certo acuta come quella del 2009, ma prolungata e destinata a pesare sul mercato del lavoro.

In un quadro globalmente negativo e con ancora molta incertezza sui tempi della ripresa, si nota semmai un'attenuazione della caduta: la flessione nel trimestre della produzione industriale (-0,9) si ridimensiona in confronto al risultato della scorsa indagine.

Il divario dai livelli di un anno fa (-6,6) resta marcato. L'arresto della caduta produttiva sembrerebbe confermato anche dalla distribuzione delle risposte sull'entità della variazione annuale: si riduce la quota delle aziende con forti cali della produzione - pur sempre la metà del campione - e aumenta, di poco, la percentuale di chi - meno di un'azienda su quattro - è in netto recupero.

Continuano a calare le vendite sul mercato nazionale, con flessioni generalizzate in tutti i settori produttivi, ma il fatturato estero tiene, per lo meno nei termini di una stabilizzazione sui risultati dello scorso trimestre. Non ci sono ancora segni di un'inversione del ciclo: gli ordinativi sono stazionari, le scorte di magazzino non devono essere ricostituite e le aspettative delle imprese restano in prevalenza negative. In un contesto del genere l'occupazione cala nel trimestre (-0,6) e perde terreno sui livelli del passato, anche perché il turn over, la movimentazione complessiva di ingressi e uscite è in rallentamento.

L'artigianato manifatturiero non si discosta dal quadro congiunturale dell'industria. Nel trimestre la produzione è quasi stazionaria (-0,2). Anche in questo caso non emergono segni di peggioramento ma i livelli produttivi delle aziende artigiane sono e restano da lungo tempo lontani dai livelli pre-crisi. L'occupazione non può che risentirne e gli addetti calano (-0,8). Anche nell'artigianato non mancano segnali positivi: la quota del fatturato estero, per quanto modesta se confrontata a quella dell'industria, cresce e sostiene un recupero delle aspettative sulla domanda internazionale. Se la domanda estera sostiene almeno in parte le produzioni delle aziende bergamasche, restano invece depressi i consumi finali interni con dirette conseguenze sul giro d'affari delle imprese commerciali.

Nel commercio al dettaglio il fatturato medio è in calo del 6,9 per cento su base annua. La flessione è molto netta nel settore non alimentare (-10,8); il giro d‘affari dell'alimentare è in contrazione (-6,5) e anche la grande distribuzione registra un risultato negativo (-3,1). L'occupazione nel commercio non cresce (-0,2) e le previsioni sul prossimo trimestre sono prevalentemente negative anche se in relativo recupero rispetto alle scorse indagini. Fatturati in calo (mediamente del -9,4) e in peggioramento anche nelle imprese dei servizi. Spunti positivi affiorano nei settori dell'ICT e degli altri servizi alle imprese.

Resta molto negativa la situazione dell'edilizia e dei servizi alle persone. Nel complesso dei servizi gli addetti sono in diminuzione (-0,9). Le previsioni sul prossimo trimestre restano negative seppur in relativo miglioramento rispetto alla precedente indagine.

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