Domenica 31 Marzo 2013

Masnaga e l'addio alla Popolare:
non ho mai agito contro la banca

Piovosa e normale questa vigilia di Pasqua: per tutti ma non per Giuseppe Masnaga, che dopo 32 anni lascia la Popolare di Bergamo improvvisamente, con quelle due righe asciutte del comunicato dell'istituto che suggellano l'addio, seguite alle voci di un appoggio alla terza lista Ubi e alle forti tensioni degli ultimi giorni.

Dottor Masnaga, un addio sorprendente che fa male...
«Non voglio parlare della mia vicenda personale, il comunicato stampa dice quanto necessario. Nel mio mestiere ho imparato che la riservatezza va sempre osservata. Su questa vicenda, invece, si è già detto troppo, talvolta a sproposito. Sono comunque sereno: ho la consapevolezza di aver fatto fino all'ultimo minuto il mio dovere, sempre avendo a cuore gli interessi della banca».

C'è chi pensa il contrario: in tanti la indicano come il regista occulto della terza lista e senza mai citarla, il presidente Zanetti, nel video inviato ai dipendenti, ha parlato di persone che tentano di destabilizzare il vertice del gruppo...
«Se rivolte a me, sono accuse che non credo di meritare. Faccio fatica a credere che chiunque mi conosca possa paragonarmi ai personaggi evocati nel filmato».

Non negherà che a un certo punto la sua preferenza è andata in direzione del professor Resti...
«Non ne farei una ragione di preferenze: per Ubi questa è un'occasione unica per realizzare pienamente il concetto di democrazia societaria. Mi rifaccio alla regola fondamentale di una banca popolare: ogni socio conta quanto gli altri, a prescindere dalle azioni possedute. Ciò permette alla banca di essere autenticamente indipendente rispetto ai centri di potere, condizione essenziale quando si gestiscono denari altrui. La possibilità di un socio di scegliere tra più proposte è una grande opportunità e non può essere considerata un attacco alla stabilità societaria. Se, invece, da posizioni di potere, si prospettano scenari infausti per impedire la possibilità di libera scelta, si rischia di far saltare il meccanismo che regge l'intero impianto della cooperativa».

Invece c'è chi ha parlato apertamente di tradimento e lei, nel giro di poche ore, si è ritrovato fuori dalla banca....
«C'è stata una risoluzione consensuale. Prendo comunque atto che, in un'intervista, il candidato Moltrasio affermava che se il mandato non era condiviso, si poteva andare via: alla fine così è stato».

Davvero è convinto che la lista Resti sia la migliore?
«La cosiddetta terza lista non è figlia di accordi tra pochi soci importanti e si distingue per l'indipendenza assoluta. È capitanata da un bresciano ma appoggiata da bergamaschi, fattore fino a qualche tempo fa impensabile. Inoltre Resti non è lì perché appartenente a questo o a quel fronte: è un profondo conoscitore del mondo finanziario e bancario, un'autorità nel suo campo, collabora con le autorità di vigilanza bancaria ed è apprezzato per il suo rigore intellettuale. In una parola, credo abbia fondamentali migliori dei suoi competitor, tenendo presente che il consiglio di sorveglianza di una banca è un organo di indirizzo e controllo».

Però c'è chi asseriva che lei volesse scalare i piani alti, con l'ambizione di passare dalla direzione generale della Popolare a quella di Ubi.
«Niente è così lontano dal mio modo di pensare. Anche in questo caso, chi mi conosce sa che non c'è nulla di più falso».

Cosa ha pensato dopo aver visto il video del presidente Zanetti ai dipendenti?
«Ero incredulo, come molti colleghi. Non ho mai visto parlare il presidente con quello stile, quasi non lo riconoscevo. Chiaro che quelle frasi, pronunciate da un uomo a cui ho voluto bene, mi hanno fatto male: spero che, riconsiderando il tutto a mente serena, certe affermazioni possano essere riviste».

In queste ore ha ricevuto attestati di solidarietà?
«Sì, molti. Tantissimi colleghi, amici, clienti, esponenti del mondo associativo, mi hanno espresso vicinanza, affetto. A tutti sono riconoscente. Significa che hai seminato bene: la mia porta era aperta a tutti».

Intanto alcuni sindacati esprimono preoccupazione per pressioni che sarebbero state esercitate soprattutto su dirigenti della Popolare. «Domanda da girare ai sindacati. Sicuramente è auspicabile arrivare all'assemblea in un clima più sereno».

Appunto, l'assemblea: ora molti si domandano se ci sarà un effetto-Masnaga sul voto.
«Non so, francamente non sopravvaluterei troppo la vicenda. Mi auguro che i soci arrivino con idee basate su riflessioni autonome, ascoltando la propria coscienza. Spero che nessuno si faccia irretire da lusinghe o false promesse o, ancor peggio, condizionare da pressioni esterne».

Lei in assemblea ci sarà?
«Può scommetterci. Sono socio a tutti gli effetti e attendo con ansia un appuntamento storico per la banca. Mi aspetto che i soci sappiano cogliere questa opportunità di democrazia, augurandomi che nessuna delle liste arrivi a denigrare l'altra, accettando un confronto sereno che punti al bene del gruppo».

Oggi che sentimenti prova verso Ubi e la Popolare?
«Affetto e riconoscenza. Se qualcuno si aspetta che lanci strali contro l'istituto sbaglia: non farò mai qualcosa che vada contro gli interessi della Popolare. Non si cancellano 32 anni di vita: io ho fatto tutta la gavetta, cominciando da giovane collaboratore legale mentre mi laureavo in Giurisprudenza, fino alla carica di direttore generale. Ho conosciuto persone straordinarie che mi hanno aiutato nel mio percorso e che ringrazio: credo anch'io di aver contribuito in qualche modo alla causa».

Due storie all'epilogo, diversissime ma parallele: l'ex ministro Terzi trascorrerà la Pasqua a Brembate, e lei?
«Anch'io resterò in terra bergamasca, ad Ambivere, con la mia famiglia, che mi è stata vicinissima in questi momenti delicati. Se la pioggia concederà una tregua, farò una passeggiata, ma la prego: non scriva che ora mi ritirerò ad ascoltare Brahms...».

m.sanfilippo

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