Mercoledì 12 Marzo 2014

Il bilancio d’addio di Zanetti

«La banca ha i conti in ordine»

Il direttore generale Osvaldo Ranica e il presidente della Banca Popolare Emilio Zanetti
(Foto by Bedolis Foto)

Presidente da 29 anni e nel consiglio di amministrazione da quasi sessanta (vi entrò nel 1955, subentrando al padre Guido, scomparso in quell’anno, e a sua volta presidente). Non dev’essere stato facile per Emilio Zanetti, 82 anni, prendere congedo dalla «sua» Popolare l’altra sera nella riunione del consiglio di amministrazione che ha approvato i risultati - peraltro molto soddisfacenti - dell’esercizio 2013.

Ma sicuramente questo addio - triste come tutti gli addii - è stato mitigato dalla coscienza di avere agito, in questo lungo periodo, «nonostante i tanti errori», per il bene della banca, oltre che della comunità bergamasca, e, come ha detto ieri durante la conferenza stampa sul bilancio 2013, affiancato dal direttore generale Osvaldo Ranica, «con onestà» e osservando i princìpi «di sana e prudente gestione». «Con prudenza - ha puntualizzato - ma anche con coraggio», quel coraggio che hanno richiesto le importanti decisioni strategiche, a partire dalle aggregazioni.

Decisioni ovviamente non prese in solitudine ma condivise con gli altri membri del cda che Zanetti, infatti, non casualmente, ha voluto ringraziare per la preziosa collaborazione. Ma senza dimenticare tutti i dipendenti di cui in questi anni ha apprezzato «l’impegno, la professionalità e l’attaccamento all’istituto». E Ranica, a nome di tutti i dipendenti, ha ricambiato il saluto esprimendo un «grandissimo grazie al presidente Zanetti».

L’assemblea della Popolare del 24 marzo designerà i nuovi vertici e Zanetti, oltre a lasciare presidenza e cda, in luglio si dimetterà anche da Assopopolari (di cui è presidente) e da Abi, l’Associazione bancaria italiana (di cui è uno dei vicepresidenti). Resterà solo nella Fondazione della Popolare. «Dedicherò più tempo all’azienda di famiglia che ho un po’ trascurato in questi anni».

Zanetti lascia alla banca un bilancio 2013 che contiene «dati estremamente positivi, migliori tanto delle altre aziende del gruppo Ubi quanto, rispetto al panorama del sistema bancario italiano, degli istituti creditizi di pari dimensioni», ma anche un «bilancio» trentennale che ha permesso all’istituto di diventare «uno dei primi gruppi italiani», un risultato ottenuto grazie all’ultima fusione che «ha messo al riparo i nostri territori dall’arrivo di gruppi stranieri» (il Banco Santander che voleva fagocitare Banca lombarda): «Il tempo dirà che la fusione è stata un’ottima decisione».

Del bilancio 2013 Zanetti ha evidenziato l’utile netto di 138 milioni, le rettifiche «in miglioramento» rispetto all’anno precedente, gli impieghi «in leggera crescita» a 18,8 miliardi («ma è ancora contenuta la richiesta di credito da parte delle aziende per gli investimenti»), l’incremento del risparmio gestito (più 7,4%), una raccolta totale a 44, 4 miliardi, gli «ottimi indici patrimoniali» (Tier 1 capital ratio al 23,8%). Ranica, dal canto suo, ha ricordato che la banca ha erogato 570 milioni ai privati e 1 miliardo 160 milioni alle imprese e che il budget 2014 prevede un incremento delle cifre con un plafond di 600 milioni per le famiglie e di 1 miliardo 300 milioni per le imprese.

Quanto al futuro, Zanetti prevede «un miglioramento del margine di interesse e una riduzione delle spese amministrative» mentre il costo del credito, «nonostante una ripresa economica ancora piuttosto debole, dovrebbe evidenziare i primi segnali di miglioramento rispetto al 2013». Prudenza anche da parte di Ranica: «Il 2014 sarà un anno ancora difficile, con tensioni e da parte di privati e imprese», in particolare sul fronte della rimborsabilità dei prestiti, «e solo se ci sarà una vera ripresa vi saranno ripercussioni positive nel 2015».

Tanti i temi trattati da Zanetti: la crisi («di eccezionale gravità e durata, che si è abbattuta in particolare sul comparto immobiliare, ma dovremmo essere alla fine»), le possibili misure del governo («taglio Irap o Irpef? Se si potesse, entrambi»), il dividendo («diversamente da altre banche anche più importanti, lo abbiamo sempre corrisposto, nella crisi di questi anni come dopo il 1929; non ho più responsabilità in Ubi ma penso che sarà erogato»), gli abusi del concordato in bianco («si crea una sorta di concorrenza sleale»). E un messaggio finale: «Mi auguro, e sono anche convinto, che i nostri successori manterranno fede ai princìpi di banca popolare e cooperativa».

Pierluigi Saurgnani

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