Mercoledì 30 Aprile 2014

Inventori europei, Cassar in lizza
con il «mangia smog» Italcementi

Prove di laboratorio per il cemento «mangia smog» prodotto da Italcementi

C’era una volta un’idea, un progetto, un colpo di genio. La lampadina che si è accesa alla base di una delle innovazioni dell’ultimo ventennio, la matrice da cui è partito un lungo processo fatto di analisi e sperimentazioni: tutto, all’inizio, nella testa di Luigi Cassar, chimico milanese, dal 1991 al 2006 a capo del team di ricerca e sviluppo Italcementi.

Il calcestruzzo mangia-smog è farina del suo sacco, anche se lui preferirebbe chiamarlo con il nome più indicato, Tx Active: un’invenzione che, dopo mille riconoscimenti, è salita nell’Olimpo dell’innovazione a livello continentale.

Martedì mattina, infatti, è stata ufficializzata la nomination di Cassar e della sua squadra (guidata da Gian Luca Guerrini) nella categoria «Industry» dell’European Inventor Award 2014: tre nomi in lizza per un premio, insieme ai padri del 4G nel campo delle telecomunicazioni (un team di otto persone che battono bandiera svedese, austriaca e tedesca) e a Joen Andries e Jerome Gullermont, che hanno trovato una cura contro la tubercolosi multiresistente. Il prossimo 17 giugno, a Berlino, alla presenza delle massime autorità, saranno assegnati i cinque premi, uno per ogni categoria: tra i quindici candidati, Cassar è l’unico italiano.

Tutto iniziò da un’idea, per l’appunto. O, meglio, da una soluzione da trovare: «Il problema era il mantenimento del colore del cemento bianco: iniziai a pensare a come risolverlo appena arrivato in Italcementi, ma il progetto iniziò a prendere forma un paio di anni dopo. Il fine fu la base di tutto», spiega Cassar. L’intuizione è l’aggiunta del biossido di titanio alla miscela cementizia per fare sì che la superficie del manufatto possa reagire alla luce del sole, mantenendo inalterato nel tempo il colore originario e, al contempo, disinquinando l’ambiente circostante. «Secondo i test, ricoprendo il 15% della superficie urbana di Milano con il Tx Active, l’inquinamento diminuirebbe del 50%: un modo per contribuire al miglioramento dell’aria», approfondisce il professore.

Leggi di più su L’Eco di Bergamo del 30 aprile

© riproduzione riservata