Mercoledì 26 Marzo 2014

Lavoro, ecco i dati del 2013

«I peggiori degli ultimi 5 anni»

Un ufficio di collocamento

Mercoledì mattina, 26 marzo 2014, nella sede del settore Istruzione, Formazione, Lavoro e Politiche sociali della Provincia di Bergamo, in viale Papa Giovanni XXIII, l’assessore al Lavoro Giuliano Capetti ha presentato alla stampa il report annuale “I flussi del mercato del lavoro” con i dati sull’occupazione relativi all’anno 2013, elaborato dall’Osservatorio provinciale del Mercato del lavoro sulla base delle rilevazioni effettuate da CRISP (Centro di ricerca interuniversitario per i servizi di Pubblica utilità).

QUI TUTTI I DATI

Il rapporto descrive l’andamento dei flussi del mercato del lavoro in provincia di Bergamo e analizza le comunicazioni obbligatorie (CO) da parte delle aziende che hanno sede in provincia di Bergamo, relative alle assunzioni, cessazioni, trasformazioni e proroghe di personale svolte nel 2013. L’analisi delle CO viene effettuata osservandone le dinamiche in relazione alle variabili più significative, quali: genere, settore produttivo, professioni/skills, tipologia di contratti, età, cittadinanza.

Novità della presente edizione è l’analisi dello stato di salute delle professioni, valutati su base triennale: le professioni in espansione, stabili, e con trend decrescente in base ai nuovi avviamenti e ai volumi di persone complessivamente occupate.

Più cessazioni che assunzioni: il saldo è negativo (-13.293)

Le comunicazioni obbligatorie delle aziende ammontano complessivamente a 297.888: cessazioni rappresentano il 47% di tutte le CO, gli avviamenti il 43%, le proroghe il 6% e le trasformazioni il 4%. Così come per il 2012, anche per l’anno 2013 le cessazioni (140.446) sono maggiori degli avviamenti (127.173), con un saldo negativo pari a -13.293.

“E’ il saldo più negativo degli ultimi 5 anni”, precisa l’assessore GIuliano Capetti. “Dopo la parziale ripresa degli anni 2010/2011, nel 2013 continua il trend negativo iniziato nel 2012. Emerge dall’analisi anche la difficoltà della Val Brembana e della Media Val Seriana, territori lontani dalle aree di sviluppo interessate dalle nuove infrastrutture. I Centri per l’impiego maggiormente colpiti dal calo degli avviamenti rispetto al 2012, sono quelli di Albino e Zogno, rispettivamente - 17,9% e -16%”.

A fronte di 127.173 rapporti di lavoro attivati nel 2013, le persone interessate agli avviamenti sono pari a 90.556. Il 56,8% è di genere maschile, il 43,2% di genere femminile, mentre oltre il 50% appartiene alla classe di età centrale 30-49 anni (50,1%). Le persone che sono state interessate a cessazioni di rapporti di lavoro sono pari a 101.070 , di cui il 57,2% maschi, il 42,8% femmine e il 51,1%appartenenti alla fascia di età 30-49 anni. La fascia di età centrale risulta pertanto essere la componente della popolazione maggiormente “mobile”.

Gennaio e, soprattutto, settembre sono i mesi caratterizzati dal maggior numero di avviamenti, mentre giugno, settembre e, soprattutto, dicembre quelli che vedono il maggior numero di cessazioni. Le trasformazioni hanno dei picchi nei mesi di gennaio e settembre, mentre le proroghe dei rapporti di lavoro sono maggiormente concentrate nei mesi di dicembre, gennaio e ottobre.

Industria e commercio, le più colpite

Il settore produttivo maggiormente colpito dal calo degli avviamenti è l’industria (-19,7%), a seguire il commercio e servizi (-9,5%), il cui calo è comunque inferiore alla media provinciale. Meno colpiti dalla diminuzione dei rapporti di lavoro sono l’agricoltura (-0,5%) e le costruzioni (-4,8%), queste ultime già interessate dal crollo degli avviamenti nel 2012 (-21,6%).

I giovani penalizzati dal mercato del lavoro

L’assessore Capetti ha poi sottolineato la questione dei giovani “in grossa difficoltà”. Come si evvince dai dati, la variazione degli avviamenti 2009/2013 getta un bilancio negativo per i lavoratori dai 15 ai 29 anni: -16,1% nel 2013. Rispetto al 2012, gli avviamenti dei giovani fino a 19 anni sono di -22,3%; dei giovani da 20 a 29 anni di -15,4%; per i lavoratori dai 30 a 49 anni, di -11,4%, e per quelli da 50 a 59 anni, di -1,8%. “Speriamo che le politiche nazionali annunciatiediventino realtà e che servano ad aprire ai giovani nuove opportunità di entrare nel mondo del lavoro con contratti non precari”.

© riproduzione riservata