Scatta l’embargo moda e tessile
La Russia spaventa Bergamo

Dal 1° settembre entra in vigore una risoluzione, firmata dal premier Medvedev in cui saranno vietate, a seguito della crisi con l’Ucraina, importazioni di numerosi prodotti da Stati Uniti e Ue di tessile e abbigliamento, ma anche di calzature e pelletteria.

Dal 1° settembre entra in vigore una risoluzione, firmata dal premier Medvedev in cui saranno vietate, a seguito della crisi con l’Ucraina, importazioni di numerosi prodotti da Stati Uniti e Ue di tessile e abbigliamento, ma anche di calzature e pelletteria.

Ricadute che in futuro potrebbero interessare anche il già difficilissimo tentativo di recupero del tessile-abbigliamento bergamasco, anche se il presidente di Euratex (l’associazione imprenditori tessili europei) Alberto Paccanelli frena con decisione: «Abbiamo letto la risoluzione, ma per il momento si parla solo di forniture di abbigliamento e tessile legate allo Stato e agli enti russi, per cui l’impatto è modesto per l’Italia, irrilevante per la Bergamasca. Resta però una grande preoccupazione ».

La preoccupazione di Paccanelli è condivisa anche da molte imprese bergamasche, tra cui la Bresciani di Spirano, le cui calze sono da anni ambasciatrici del made in Italy anche in Russia: «Per noi la Russia è un mercato fondamentale – spiega il titolare Massimiliano Bresciani –, al punto che con un partner locale abbiamo aperto da tempo un monomarca a Mosca e contiamo di aprirne altri a breve se la situazione si sbloccherà».

Concorda Silvio Albini presidente del omonimo Cotonificio e numero uno di Milano Unica: «Di fronte a un mercato domestico depresso, la Russia in questi anni ha rappresentato una valvola di sfogo importante per il nostro mercato».

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