Sematic, stop della produzione a Osio
«Attivare tutti gli strumenti di tutela»

Sono 185 i lavoratori coinvolti, la Sematic di Osio Sotto chiuderà l’attività a fine marzo. I sindacati: attivare tutti gli strumenti di tutela.

La conferma tanto temuta da lavoratori e sindacati è arrivata venerdì mattina 26 febbraio, durante un incontro con l’azienda: la Sematic di Osio Sotto chiude l’attività a fine marzo. Lo stabilimento bergamasco occupa 185 persone che tra un mese non avranno più un posto di lavoro. Sarà invece mantenuto il Centro di ricerca e sviluppo di Seriate con il centinaio di colletti bianchi. Alle 11 di venerdì è iniziata l’assemblea con i lavoratori a cui i sindacati hanno comunicato l’esito dell’incontro. A settembre l’azienda, che produce componenti per ascensori e che fa parte del gruppo tedesco Wittur, aveva annunciato la delocalizzazione di circa il 70% della produzione in Ungheria e, contestualmente, la creazione di un centro di ricerca a Seriate.

«Nell’incontro con la Direzione del Gruppo Wittur, a cui fa capo Sematic, facendo riferimento alla decisione del Cda del Gruppo di mercoledì, l’azienda ha comunicato l’intenzione di cessare completamente l’attività produttiva dello stabilimento entro la fine del mese di marzo» ha dichiarato Claudio Ravasio della segreteria provinciale della Fiom-Cgil di Bergamo. «Da parte nostra, abbiamo ribadito la drammaticità delle conseguenze sociali di una scelta del genere. Quasi 200 lavoratori resteranno senza occupazione. La Direzione aziendale ha dato disponibilità a discutere delle modalità per ridurre l’impatto sociale della delocalizzazione, ma resta il fatto che è una situazione gravissima». Dopo il confronto con l’azienda, si è subito tenuta un’assemblea sindacale per informare i lavoratori e decidere insieme a loro come proseguire la vertenza. «A larga maggioranza, ci è stato dato mandato di continuare la discussione con la Direzione di Gruppo. Questo avverrà nel prossimo incontro già programmato mercoledì 3 marzo nel pomeriggio. Il giorno successivo, in una nuova assemblea, aggiorneremo i lavoratori su quanto emergerà» conclude Ravasio.

«Dopo 6 mesi siamo giunti al capolinea - dice Mirco Locati, FIim Cisl Bergamo - e purtroppo l’azienda ha preso la strada peggiore decidendo di chiudere l’intero sito produttivo di Osio. All’assemblea di oggi i lavoratori hanno dimostrato per l’ennesima volta grande maturità e serietà nell’affrontare questa situazione e ci hanno dato mandato per intraprendere con la Direzione tutti i ragionamenti possibili per attuare la massima difesa delle famiglie coinvolte. Fim Cisl ritiene importante che l’azienda riconosca la serietà dei propri dipendenti e si assuma la responsabilità sociale nei loro confronti, dimostrando, all’incontro in programma mercoledì 3 marzo con le OO.SS e le Rsu, piena disponibilità ad attivare tutti gli strumenti di tutela messi a disposizione dalle normative e di dare un segnale concreto di sensibilità verso la situazione che stanno creando. Alla politica chiediamo di essere celere nel convocare il tavolo di crisi del Mise che era in programma per metà febbraio, ma è stato posticipato a causa della crisi del governo Conte 2. Fim Cisl è a pieno supporto di tutti i lavoratori della Sematic e vuole dare sostegno morale alle famiglie colpite dalla scelta del Cda del gruppo Wittur».

Inevitabili le repliche politiche alla decisione: «Il comportamento della dirigenza Sematic è stato molto scorretto nei confronti sia dei lavoratori sia anche nei confronti dei cittadini, poiché bloccare la produzione dopo aver utilizzato la cassa d’integrazione Covid è rappresentativo della situazione che si è creata. Ora il territorio collabori per tentare un reintegro in altre realtà per tutti i lavoratori lasciati a casa a cui va la mia solidarietà e vicinanza» ha dichiarato Niccolò Carretta (Azione). «Come Azione, sul territorio, stiamo seguendo con attenzione gli ultimi sviluppi sulle varie crisi aziendali del nostro territorio, con una particolare preoccupazione per le famiglie delle lavoratrici e dei lavoratori bergamaschi. Continuiamo, per questo motivo, a proporre una cabina di regia, composta dalle istituzioni locali, Provincia e Comune di Bergamo, Camera di Commercio, sindacati confederali, Confindustria ed Impresa e Territorio, sull’esperienza del “Modello Bergamo”, per affrontare in modo sistemico le crisi aziendali e prospettare le azioni di rilancio del territorio e dell’economia bergamasca, iniziando, ad esempio, dalle risultanze dei gruppi di lavoro del piano Ocse» ha aggiunto il coordinatore provinciale di Bergamo Enrico Zucchi.

«Siamo delusi e arrabbiati - dichiarano i parlamentari leghisti Daniele Belotti e Simona Pergreffi - per la decisione di chiudere definitivamente la produzione alla Sematic di Osio Sotto da parte della casa madre bavarese Wittur. In questi ultimi mesi - spiegano i due parlamentari leghisti - abbiamo cercato di sollecitare in ogni modo la proprietà a riconsiderare la decisione di delocalizzare in Ungheria: abbiamo incontrato viceministro tedesco dei trasporti Steffen Bilger poi anche il viceambasciatore Klemens Mömkes e insieme ad altri parlamentari, con un’azione trasversale, abbiamo interessato il Ministero e la Regione. Di fronte c’è sempre stata un’azienda che ha fatto muro, anche alle nostre ripetute richieste di incontro nel quartier generale a Monaco, e che non si è fatta scrupolo di umiliare non solo i 185 dipendenti, ma l’intera provincia di Bergamo proprio mentre si guarda alla ripresa dopo aver vissuto, come sanno in tutto il mondo, Germania compresa, il suo momento storico più drammatico». «Martedì, insieme a una delegazione parlamentare bergamasca, saremo di nuovo in ambasciata tedesca a Roma - continuano Belotti e Pergreffi -: avevamo richiesto un incontro per la Novem di Bagnatica, anch’essa di proprietà bavarese e minacciata dalla delocalizzazione in Slovenia, ma a questo punto porteremo pure la nostra decisa protesta per la Sematic. Bergamo non può essere terreno di pascolo per multinazionali, in questo caso tedesche, senza il minimo scrupolo per una terra laboriosa, ma martoriata come la nostra. Siamo vicini ai lavoratori e faremo di tutto perchè nel tavolo di crisi del Mise vengano concesse tutte le tutele che i dipendenti che hanno dato così tanto a questa storica azienda meritano».

«Il Partito Democratico di Bergamo esprime la sua solidarietà ai lavoratori della Sematic – dicono Davide Casati, segretario provinciale Pd e Stefano Rossi, delegato Economia e Lavoro della segreteria provinciale – e alle loro famiglie dopo l’annuncio da parte dell’azienda della prossima chiusura dello stabilimento di Osio Sotto. La scelta di delocalizzare in Ungheria spoglia il nostro territorio di una risorsa e aggrava lo stato di crisi di un tessuto produttivo in forte tensione. Come Pd tramite i nostri parlamentari nazionali ed europei ci siamo mossi per portare al tavolo della trattativa l’azienda e per capire se vi fosse un dumping sociale da parte delle autorità ungheresi (che fanno i “sovranisti” a “casa loro” ma con i soldi dell’Unione Europea). Chiediamo quindi con forza a Regione Lombardia e al neo ministro allo Sviluppo Economico Giorgetti di esplorare ogni soluzione alternativa per evitare la chiusura. Infatti anche la politica e il governo si devono assumere le proprie responsabilità in una vicenda che tocca la vita di tante famiglie».

«La chiusura della Sematic è una decisione sbagliata e inaccettabile, che impoverisce il sistema produttivo bergamasco e mette a rischio il futuro di 185 lavoratori e delle loro famiglie, verso cui esprimiamo tutta la nostra solidarietà – dichiarano i Parlamentari Pd Elena Carnevali e Antonio Misiani – Sconcerta che un’azienda rinunci a una tale qualità professionale, che ha permesso alla Sematic di essere tra le aziende leader nel settore delle componenti di ascensori, in favore della delocalizzazione in Ungheria. L’unico criterio di questa scelta è stato quello economico, senza tenere in minima considerazione il futuro dei lavoratori. Come parlamentari del Pd continueremo ad insistere in tutte le sedi per sollecitare i necessari interventi, a partire da quelli di competenza della Regione Lombardia e del Ministero dello sviluppo economico, sia per garantire le obbligatorie tutele nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici sia per poter agevolare una riqualificazione e ricollocazione professionale. È necessario mettere in campo politiche industriali per attenuare il rischio di innestare una crisi di sistema sul territorio provinciale, nella quale l’unica soluzione proposta da alcune aziende è quella della delocalizzazione in ragione del profitto. Il “dumping” fiscale è un fenomeno sempre più preoccupante all’interno dell’Ue e dobbiamo contrastarlo con ogni mezzo possibile».

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