È Padoan il vero  jolly del premier

È Padoan il vero
jolly del premier

Va riconosciuto al Presidente Renzi di avere molto mutato, con le riforme e il rinnovo generazionale della classe dirigente, la politica economica italiana, invero in precedenza alquanto inconcludente.

Quanto alla legge di Stabilità di quest’anno, definita da Renzi, abile comunicatore, legge di Fiducia, credo che, se non vi saranno rilevanti contrattempi internazionali, le previsioni saranno confermate: ciò per la notevole serietà e capacità che mi sembra di dovere attribuire al ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, del tutto conscio che l’immagine del Paese poggia anche sulla piena consapevolezza della lunghezza della gamba con cui può camminare. Finora Padoan non è mai stato colto in fallo per eccesso di ottimismo o per promesse velleitarie. Il titolare del Mef (il ministero dell’Economia e delle Finanze), ben giudicato negli ambienti internazionali, è, a mio parere, la più alta carta vincente che ha in mano il Presidente del Consiglio e sulla scelta del ministro influì molto, a suo tempo, stando alle cronache, la saggia opinione del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, allora in carica.

L’Italia si appresta a chiudere in crescita il 2015 e per ora vi sono le premesse di migliorare l’anno prossimo. Purtroppo l’economia del resto del mondo tira invece a rallentare, poiché i Paesi emergenti hanno fondato troppo sul debito il proprio recente sviluppo. La speranza riguarda la Cina, atta a recepire prontamente il progresso, che gli Usa stanno mettendo in atto e a contribuirvi, nella tecnologia informatica e digitale. Il così detto «savio» potere di «maneggiare le informazioni» pare al momento l’atout vincente nella economia globale, anche se volgesse a divenire multipolare. L’Europa è in ritardo nel dominio indicato, per carenza di ricerca e di applicazione nel campo, e per la propria disunione di fatto in materia di scambi con gli altri poli economici mondiali: America e Asia. L’innovazione non può essere solo importata; pena perdere in competitività.

Si tratta di considerazioni emerse nel recente (inizio settembre) «Forum Ambrosetti» di Cernobbio. La situazione in atto esige un mutamento di scelte di investimenti e di formazione di capacità e di abilità professionali. Cambiamento che deve essere tempestivo, se non si vuole seguire al traino, ossia procedere essendo trascinati. Si impone quindi un salto culturale, ma anche dimensionale delle dimensioni delle imprese. Ma non solo per l’Italia, bensì per l’Europa. Per le proprie esperienze internazionali il nostro ministro per l’economia è in grado di portare in Europa, tanto più se l’Italia rispetterà le regole dell’Unione Europea, l’idea che se il nostro continente non diverrà un «polo» nell’aspetto della politica economica mondiale, ma ogni stato dell’Unione Europea cercherà di agire indipendentemente, l’avvenire dell’Europa sarà il declino. È di prima importanza che l’anno prossimo la crescita economica italiana sia ai primi posti nell’Unione Europea. Così che l’idea degli Stati Uniti d’Europa possa progredire proprio per merito del pensiero italiano, non più considerato tipico di chi sia desideroso di ottenere un risultato per superare le difficoltà interne.

E, forse, se il nostro ministro sarà riconosciuto come personaggio europeo e internazionale, l’Italia sarà all’avanguardia di un nuovo rinascimento dell’Europa. Nell’alternativa vivremo dei ricordi di una civiltà storica e non attuale. Auguri a Pier Carlo Padoan!


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