La prima manovra contro la povertà

La prima manovra
contro la povertà

C’è una parola che regola la politica di Matteo Renzi in tutte le sue scelte. È la parola discontinuità. Anche presentando questa legge di Stabilità per il 2016 il premier non si è smentito. Prendiamo il capitolo con le misure definite per combattere la povertà assoluta: Renzi, decidendo di investire risorse andando così in controtendenza rispetto a tutti gli ultimi governi, non ha voluto però dare l’idea di una misura nuovamente assistenzialistica ed ha espresso questa differenza già nello slogan: «Dopo di noi».

Il che vuole sottolineare che anche provvedimenti a forte valore sociale, come può essere questo, obbediscono a una filosofia espansiva che regola tutta la nuova legge di bilancio. «Dopo di noi» significa che l’aiuto alle famiglie con figli in condizioni di povertà non vuole essere un tappabuchi ma un investimento per il futuro per assicurare al Paese più capitale umano.

La misura antipovertà è la più importante a livello sociale tra quelle contenute nella manovra, sia per entità dell’intervento sia per la decisione con cui il problema dei bambini in condizione di indigenza è stato individuato come priorità. Sono stati messi in bilancio 600milioni per il 2016 più un miliardo nel 2017 e un altro nel 2018. I fondi arriveranno alle famiglie attraverso una sorta di social card che potrebbe essere usata sia per fare la spesa sia per l’eventuale prelievo di contante. Certamente è una risposta a un’emergenza che nel nostro Paese riguarda oltre 4 milioni di cittadini, di cui 1 milione di minori. Tra l’altro la misura segue quanto suggerito dall’Alleanza contro la povertà.

L’Alleanza contro la povertà è qualcosa di davvero nuovo e rappresentativo nel nostro Paese: una galassia di ben 33 grandi organizzazioni ed enti locali che per la prima volta si sono unite per un obiettivo comune e ambizioso, quello di strappare dalla morsa dell’indigenza «i più poveri tra i poveri», utilizzando come unico criterio per definire i beneficiari quello della mancanza di risorse, senza corsie preferenziali per nessuna categoria, né anziani, né famiglie numerose, né disoccupati o esodati. Renzi ha dimostrato quindi capacità di ascolto, raccogliendo l’indicazione venuta dalla società civile, più nel metodo che nella sostanza. Ha previsto infatti un coinvolgimento diretto di Comuni e Terzo settore, per arrivare a incidere più efficacemente sul territorio. Ma sulle risorse è rimasto molto al di sotto di quanto previsto dal piano dell’Alleanza (1,8 miliardi al primo anno). E ora il rischio è che senza sostanziosi investimenti di risorse questa misura rischi di ridursi a quel che Renzi vuole evitare: una misura assistenziale

Su un altro fronte le famiglie sono state messe al centro della strategia di espansione: il taglio di Tasi e Imu, allargato allo sconto sulle seconde case con l’abolizione della possibile addizionale dell’otto per mille a discrezioni dei comuni, rimette nelle tasche degli italiani 3,5 miliardi di euro che nella prospettiva di Renzi dovrebbero trasformarsi in volano per i consumi. La manovra prevede altre misure di portata minore ma che mostrano una visione chiara. Come ad esempio la decisione di impegnare 150 milioni di euro l’anno in un triennio per bonificare la «Terra dei fuochi», una delle situazioni di maggiore emergenza umana nel nostro Paese. Finalmente è stata riconosciuta l’importanza della cooperazione internazionale. La manovra aumenta le risorse per l’aiuto pubblico allo sviluppo di 121 milioni di euro per il 2016, con circa il 40% in più rispetto ai fondi attuali, che passano da 297 a 418 milioni di euro. È un modo per iniziare ad affrontare l’emergenza migrazione a monte e non più a valle.


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