Giovedì 17 Aprile 2014

I nonni della pizza

Preparazione della pizza

Abbiamo perso la pizza. Ci preoccupiamo quando un’azienda straniera compra un marchio del made in Italy (è capitato con Valentino, Ducati, Star, Bulgari, Buitoni, Gucci, Parmalat e via elencando) e non diciamo niente mentre accade il disastro vero: emigra la pizza.

Una delle parole più usate al mondo, il piatto più apprezzato del fast food, il disco di farina-acqua-lievito-olio e sale sul quale il bianco della mozzarella, il rosso del pomodoro e il verde del basilico rappresentano la bandiera italiana. La pizza Margherita e le altre avrebbero potuto costituire un brand anche più forte della Ferrari, e invece ce le hanno portate via tutte senza colpo ferire. Due prove concrete. La prima è una notizia che arriva dalla Cina: la stragrande maggioranza di quel popolo ritiene che la pizza sia un’invenzione americana (Pizza Hut aprì a Pechino nel 1990) e per arricchire la pietanza usa mozzarelle neozelandesi. Il più grande importatore è infatti il gruppo Fonterra che supera di poco nel tonnellaggio di produzione il gruppo canadese Leprino.

Non consolano i nomi dalle ascendenze inequivocabilmente italiane. Il secondo indizio arriva da Parma dove si è svolto il campionato del mondo dei pizzaioli. Lo ha vinto un australiano di 36 anni che lavora in cucina nel ristorante «400 gradi» alla periferia di Melbourne e che si è rivelato al mondo con un’intervista sulla Cnn. Si chiama, guarda un po’, Johnny De Francesco. Ormai della pizza (e di molto altro) non siamo più neppure i padri. Ma almeno i nonni.

Giorgio Gandola

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