Bravo Mancini e bello il verde ma il cuore è azzurro

Bravo Mancini
e bello il verde
ma il cuore è azzurro

«Il cielo è azzurro sopra Berlino!», esclamò Marco Civoli ai microfoni della Rai Tv la sera del 9 luglio 2006 quando l’Italia alzò la sua quarta Coppa del Mondo dopo aver battuto in finale la Francia ai calci di rigore. Cosa si sarebbe inventato se la maglia che indossava la Nazionale fosse stata di quel verde bottiglia visto l’altra sera a Roma contro la Grecia? Dove sarebbe andato a cercare la poesia dell’immensità di un trionfo planetario? Avrebbe forse evocato una prateria? A Berlino???

Ok, è la terza maglia, all’Olimpico ha celebrato la linea verde della giovane Italia di Roberto Mancini e la rinascita della nostra selezione calcistica nella sera della qualificazione aritmetica a Euro 2020 e con soddisfazione dello sponsor (voce sempre più influente sulle divise degli sportivi, nel nome del marketing ) ma, nonostante tutti i nostri difetti, siamo un popolo affezionato ai suoi valori di riferimento, ai suoi punti fermi (non per niente guai a chi ci tocca l’Inno di Mameli, anche se non è un capolavoro e periodicamente ne viene messa in discussione la qualità artistica): senza nulla togliere alla divisa dell’altra sera – neanche male con la tinta unita completata da pantaloncini e calzettoni, e infatti è andata a ruba nelle vendite – la maglia nazionale è azzurra. Come il cielo. E il cielo non si mette in discussione. Così come le capacità del ct che sta riscattando la patria dopo l’umiliazione della mancata qualificazione all’ultimo Mondiale (ma, a parziale attenuante, il collega Gian Piero Ventura ebbe un cammino più difficile, con la Spagna nel girone, tanto per cominciare).

Per Mancini parlano i risultati: qualificazione con tre giornate di anticipo e azzurri a punteggio pieno: 21 lunghezze, sette vittorie su sette partite disputate. Per Mancini parla il gioco ritrovato, magari poco brillante proprio sabato sera ma non abbastanza involuto da impedire il 2-0 rifilato alla Grecia. E la rosa rinverdita (nell’età) per dar subito spazio ai talenti. «Ho sempre pensato che in Italia i giocatori bravi ci fossero, bastava dar loro fiducia e aspettarli», ha dichiarato. Ha vinto un girone abbastanza facile, e lo si rimarca adesso perché tutto è filato liscio. La fase finale degli Europei, l’anno prossimo, riserverà ben altre prove. Ma il Mancio e i suoi ragazzi non si faranno trovare impreparati. Viva l’Italia.


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