Lunedì 20 Gennaio 2014

Essere seri senza serietà

Kundera e l’insignificanza

La copertina de «La festa dell’insignificanza»

La prima notizia: dopo quattro anni di silenzio, Milan Kundera ha pubblicato un nuovo libro: «La festa dell’insignificanza» (Adelphi). La seconda: questo libro è stato edito, in prima edizione mondiale, in Italia. Cioè: un testo scritto in francese, da un autore emigrato in Francia nel 1975, cittadino francese dal 1981, è stato edito prima in traduzione italiana (del solito Massimo Rizzante, amico dello scrittore), che in francese, da Gallimard (editore transalpino di Kundera). Terza notizia, questa inedita, che arriva dal responsabile della redazione Adelphi, traduttore de «L’ignoranza» ed da allora editor di tutti i libri di Kundera pubblicati in Italia, Giorgio Pinotti: l’edizione francese è prevista per la primavera prossima. Una modalità di pubblicazione «non insolita» per l’autore ceco, spiega Pinotti. «Molti dei suoi romanzi più recenti sono stati accolti meglio in altri paesi che in Francia».

Inoltre: Kundera «ha rapporti di amicizia con diversi editori nel mondo. Di volta in volta sceglie quello a cui dare la prima edizione mondiale». I suoi rapporti con l’Italia e Adelphi sono ottimi; quelli, segnatamente, con Roberto Calasso, di «stretta amicizia personale». Senza dire che l’Italia è «uno dei paesi dove Kundera ha avuto più successo, le vendite sono state più confortanti».

Il senso del testo lo spiega lo stesso Kundera: «Gettare una luce sui problemi più seri e al tempo stesso non pronunciare una sola frase seria, subire il fascino della realtà del mondo contemporaneo e al tempo stesso evitare ogni realismo- ecco “La festa dell’insignificanza”». Sì, perché, altra notizia, per la prima volta il risvolto di copertina è scritto dallo stesso Kundera. Anche il disegno di copertina, di chiaro sapore surrealista, è suo. Così come il testo richiama un Buñuel sub specie letteraria. La scelta della citazione nella bandella è sua: la stessa che avremmo scelto noi, e chissà quanti altri: «L’insignificanza è l’essenza della vita. È con noi ovunque e sempre. È presente anche dover nessuno la vuole vedere. Ma non basta riconoscerla. Bisogna imparare ad amarla, l’insignificanza».

Realizzazione di un «vecchio sogno estetico», un romanzo in cui «non ci sarebbe stata una sola parola seria»: una «sintesi» di tutta la sua opera. «Strana sintesi. Strano epilogo. Strano riso, ispirato dalla nostra epoca che è comica perché ha perduto ogni senso dell’umorismo».

Vincenzo Guercio

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