Lunedì 15 Novembre 2010

Atalanta, pugno duro di Percassi
Da martedì la squadra in ritiro

Da martedì sera squadra in ritiro a Zingonia fino alla gara di sabato con il Crotone. E il ritiro di quattro giorni, quelli d'avvicinamento alla partita, destinato a ripetersi a tempo indeterminato, o comunque sino a quando - secondo la società - il gruppo non si sarà ritrovato.

Stando alle indiscrezioni del giorno dopo, fatto di lunghissimi silenzi e tortuosi bisbigli, è questa la decisione che l'Atalanta annuncerà lunedì a tecnico e giocatori. Dopo la batosta di Empoli i telefonini per quasi 24 ore sono risultati inesorabilmente spenti, ma dal tardo pomeriggio di domenica qualche primo segnale è arrivato: i Percassi hanno preso malissimo la prestazione.

E le conseguenze - dopo l'incontro-colloquio-strigliata tra il presidente e la squadra di 20 giorni fa nella privacy dello spogliatoio - saranno equivalenti alla figuraccia rimediata in Toscana. Quindi da subito ritiro a oltranza, e la decisione toglie qualsiasi dubbio riguardo alla posizione della società: secondo i dirigenti la responsabilità principale di quello che sta succedendo è del gruppo tecnico-giocatori.

Secondo i vertici, quindi, la figuraccia di Empoli va imputata alla leggerezza con cui il gruppo ha affrontato l'impegno. Ora sia il gruppo a pagarne le conseguenze. La loro tesi parte un postulato (cioè da un'affermazione non dimostrabile, ma che si considera vera): questo gruppo è il più forte della serie B. Se questo lo diamo per vero, la posizione della società non fa una grinza. Anzi, diventa l'unica posizione possibile.

Ma è realmente così che stanno le cose? Per misurare il valore di una squadra si guardano le caratteristiche dei giocatori che la compongono. Ad agosto non c'era addetto ai lavori che non considerasse l'Atalanta una squadra di marziani per la serie B. Il curriculum dei suoi giocatori, l'ampiezza dell'organico, la forza della nuova società e il carattere dell'allenatore erano per tutti una garanzia.

Certo, questi giudizi valgono sempre a parità di impegno, di condizione, di fortuna-sfortuna. Che l'Atalanta sia forte l'ha dimostrato con una serie di risultati figli a volte del gioco, in altre occasioni delle qualità individuali. Nonostante Colantuono non sia simpatico ai più non si può dire che la squadra abbia sempre giocato male, non è vero.

È più vero che il tecnico non è molto elastico nelle scelte tattiche, se non da inizio gara almeno a partita in corso. Oppure che da un allenatore ingaggiato soprattutto per le sue caratteristiche di grande motivatore ci si aspettavano risultati diversi, da questo punto di vista. Perché se la squadra sembra in vacanza nella partita più attesa del momento - con l'allenatore che passa tutta la ripresa seduto in panchina - allora sorgono dei dubbi.

È fuor di dubbio, invece, che non aver giocato la gara di Empoli è un grave errore di presunzione. Perché le colpe sono, soprattutto, dell'approccio mentale alla partita. Nel gruppo dev'essere scattata - inconsciamente, sia chiaro - la presunzione: abbiamo vinto tre gare, siamo arrivati in alto, alla fine vinciamo noi. L'importante è giocare a modo nostro, così avremo ragione noi.

Ma giocano anche gli altri, che sanno prendere le contromisure e, soprattutto, che lottano con l'umiltà dei poveri, di chi deve guadagnarsi in ogni momento la pagnotta. L'Empoli aveva in campo parecchi ragazzini che hanno visto la serie A solo in tv, ma correvano come dei forsennati. I nostri, che la serie A l'hanno giocata da protagonisti, hanno fatto accademia. Perché nella testa avevano vinto prima di giocare.

Così hanno finito per perdere. Adesso la società vuole risposte diverse, perché questo atteggiamento non ci porterà lontano. La squadra forte si dimostra tale se gioca con furore agonistico, con il sangue agli occhi. Altrimenti è destinata all'anonimato. Non ci sono vie di mezzo.

Dunque la cosa principale sembra la testa: l'Atalanta dovrà cambiare atteggiamento per essere l'Atalanta. Altrimenti sarà buio pesto. Poi però ci sono anche gli altri aspetti che incidono in percentuali minime, ma incidono comunque su una sconfitta come quella di Empoli.

Il modulo, per esempio. Il rombo - a maggior ragione quando garantisce superiorità numerica, quindi contro squadre che giocano con gli esterni - ti porta al fraseggio, a quel possesso palla bello da vedere, ma raramente incisivo. Tu fai giro palla, tic-toc e tic-toc, ma gli altri non corrono rischi. Servirebbe qualcuno capace di saltare l'uomo nell'uno contro uno, ma tra quelli che giocano non se ne vedono.

Oppure servirebbe più intensità, ma - e qui parliamo di condizione fisica - adesso che la squadra ha dimostrato di avere fondo deve mostrarci di avere lo spunto. Altrimenti resteremo all'accademia. Buon ritiro a tutti.
Pietro Serina

m.sanfilippo

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