Mercoledì 28 Settembre 2011

Il segreto dell'Atalanta capolista?
Se Doni non c'è il leader è il gruppo

Il segreto dell'Atalanta capolista virtuale? Non uno, ma cinque. Tutti ugualmente importanti. Ve li raccontiamo. Nella squadra che aveva subìto 4 gol in casa dal Gubbio in Coppa Italia a fine mercato sono stati inseriti quattro giocatori: Denis e Moralez in attacco, Cigarini e Brighi a centrocampo. Così la squadra, già rafforzata con Masiello, Lucchini e Schelotto, ha fatto un ulteriore salto di qualità. E la cessione di Barreto, che ha permesso di fare cassa, è stata ampiamente compensata dall'arrivo di centrocampisti con maggior qualità. A permettere la costruzione di questa squadra è stato il lavoro d'equipe tra lo staff dirigenziale e l'allenatore. I Percassi ingaggiando Pierpaolo Marino hanno completato il gruppo composto da Spagnolo, Zamagna e Corti, dando sostanza alle idee e traducendole in operazioni di mercato. La scelta – allora parsa rischiosa – di non completare l'attacco per ora non ha pesato. Mentre centrocampo e difesa, già giudicati competitivi, si stanno confermando tali.

Il tormentone estivo sembrava dovesse ammazzare l'Atalanta. Quando sono arrivate penalizzazione e squalifica di Doni i nerazzurri sono finiti in fondo alla griglia della serie A. Invece quel -6 da problema è diventato risorsa. La squadra da subito ha giocato senza paura, con una carica inimmaginabile. E, come la Lazio dell'86/87 e la Reggina del 2006/07 l'Atalanta ha trovato la forza psicologica per diventare fortissima. Lo stesso discorso si può fare per le conseguenze della squalifica di Doni. La perdita del leader della squadra ha redistribuito sullo spogliatoio il carisma del capitano. Ogni componente del gruppo ha finito per responsabilizzarsi un po' di più, la conseguenza è che oggi l'Atalanta non ha un trascinatore, ma tanti uomini di buona personalità.

A trasformare le conseguenze del Calcioscommesse da handicap in vantaggio ha contribuito più di tutti Stefano Colantuono, il miglior allenatore possibile in queste condizioni. Il tecnico, vero «martello», ha saputo stimolare il gruppo, i singoli, la società, l'ambiente. E, oltre che sul piano motivazionale, Colantuono ha fatto cose significative anche sul piano calcistico. L'esigenza di recuperare punti l'ha indotto a costruire una squadra votata a giocare a calcio e ad attaccare. E l'Atalanta ha da subito proposto una sua precisa identità. La preparazione Per riuscirci la squadra ha ancora potuto contare, da subito, su una preparazione atletica appositamente studiata. Sapendo del probabile arrivo di una penalizzazione, Colantuono e il suo staff hanno preparato la squadra per partire forte. La gamba svelta e le buone prestazioni hanno portato risultati: un pareggio a Genova e 3 vittorie in 8 giorni. Finisse oggi il campionato, l'Atalanta sarebbe salva.

Poi la parola magica: i risultati portano autostima. E l'autostima è decisiva. Se la tua testa crede in quello che fa perché arrivano i risultati, diventi ancora più forte. Quindi migliorano ancora i risultati. E avanti così. A condire tutte queste componenti, infine, ecco un po' di fortuna. L'Atalanta ha meritato tutti i suoi dieci punti in classifica, ma ogni volta è andata bene. Il Genoa non conosceva ed ha sottovalutato Moralez (due gol); col Palermo è arrivato l'acquazzone quando le gambe si stavano appesantendo; a Lecce Grossmuller ci ha regalato mezz'ora in superiorità numerica; il Novara aveva segnato un 2-2 regolare, annullato. Avanti così, chissà quando scopriremo i limiti di questa squadra...

Pietro Serina

fa.tinaglia

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