Schelotto: «Dobbiamo vincere
per cancellare il ko di Bologna»

«Col Cagliari dobbiamo vincere - dice Matias Ezequiel Schelotto - per cancellare la sconfitta di Bologna e dimenticare quegli errori. Sarebbe ideale vincere per passare due settimane tranquille. Io ritroverò mister Ficcadenti, ma non è una sfida tra me e lui».

A cuore aperto con Matias Ezequiel Schelotto, esterno atalantino ribattezzato dai tifosi «figlio del vento», l'appellativo che già fu di Claudio Paul Caniggia all'inizio degli anni 90. Veloce sulla fascia, scattante, simpatico e obiettivo in sala stampa: qui ha trattato argomenti diversi, dal prossimo match con il Cagliari, alla Nazionale azzurra, al suo momento, alle sue passioni, alle amicizie e all'affetto con i tifosi. Con la speranza che domenica sera arrivi da Coverciano la tanto sognata chiamata.

Contro i sardi, in campo domenica 6 novembre alle 15, il laterale atalantino ci ha sarà, visto che ha recuperato dal secondo attacco influenzale nel giro di due settimane. «Ho recuperato dopo questi tre giorni - ha affermato -. Finalmente torno ad allenarmi insieme al gruppo pensando già al Cagliari. Ho recuperato le forze. Ho avuto due influenze in due settimane, che mi hanno un po' tolto energie, ma mi sento tranquillo e con la voglia di iniziare dal primo minuto».

Contro i sardi il levriero nerazzurro, altro soprannome in voga per il centrocampista classe 1989, ritroverà il tecnico Ficcadenti, con il quale nella prima parte della passata stagione ebbe un rapporto fatto di alti e bassi a Cesena. «Dobbiamo vincere per cancellare la sconfitta di Bologna e dimenticare quegli errori. Sarebbe ideale vincere per passare due settimane tranquille. Ritroverò mister Ficcadenti, ma non è una sfida tra me e lui. Quello fa parte del passato: il presente mi dice che dobbiamo vincere, senza guardare a chi ci troveremo davanti».

La speranza per il levriero è quella di ritrovarsi tra i convocati della Nazionale italiana, appuntamento da festeggiare con gli amici più stretti, i compagni nerazzurri argentini Denis e Maxi Moralez. Con il primo ha in comune tra l'altro l'influenza settimanale, ma anche El Tanque sarà del match. «Sarebbe bella una chiamata così importante, un obiettivo a cui punto da tempo, ma prima però c'è la partita di Cagliari. Non è il momento di fare voli pindarici: la chiamata se arriverà sarà solo dopo la partita con i sardi. Sogno ovviamente di indossare la maglia azzurra. Non posso dire a Denis di allontanarsi da me. Anche Maxi esce con noi, ma non si è ammalato forse perché è più forte fisicamente. A parte gli scherzi anche lui sta bene e abbiamo voglia di essere in campo domenica. Sono contento per German per quello che sta dimostrando e che non aveva potuto fare da altre parti, mentre Maxi non mi stupisce, perché era già un grande giocatore in Argentina».

Ezequiel Schelotto ha già chiaro cosa lo aspetta nel prossimo futuro e dove dovrà migliorare, ma non dimentica l'inizio da favola con la maglia atalantina. «La mia miglior partita è quella in cui ho segnato, contro il Novara. Devo migliorare sempre soprattutto negli ultimi sedici metri, dove devo essere più cattivo e fare più gol. Arrivare fino a lì e poi magari sbagliare il passaggio non fa di certo piacere. Mi piace fare gli assist ai miei compagni e mi riempie di gioia vedere che posso essere utile in quel modo alla causa atalantina».

Per questo giovane scugnizzo con la folta e caratteristica chioma, ma con la testa sulle spalle, questo potrebbe essere l'anno di grazia, magari quello del salto di qualità. «Quest' anno per me è fondamentale, perché l'Atalanta mi sta dando l'opportunità di giocare nel mio ruolo e di poter fare il salto di qualità. Non ho vestito prima la maglia nerazzurra perché non era il momento giusto per me e per la società. Troppi complimenti non fanno bene. Il primo allenatore è il mio babbo, che mi dice che non devo essere troppo nervoso dentro l'area: questi sono i complimenti che preferisco. Ho stima dei tifosi e non voglio parlare di mercato: sono contentissimo di giocare qua perché l'Atalanta mi sta permettendo di giocare e d'inseguire la nazionale».

Simone Masper

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