Martedì 03 Gennaio 2012

Arriva il Milan, Consigli si prepara
«Proverò a ipnotizzare Ibra»

Ibra è il Diavolo, ma si può esorcizzare. Andrea Consigli mostra il volto del coraggio e della fiducia. «Sarebbe bello cominciare l'anno battendo il Milan, anche se loro sono i più forti in assoluto. Non sarà facile ma venderemo cara la pelle. E per batterli dovremo fare tutti una partita andando anche oltre le nostre possibilità».

La ricetta non cambia: in questi casi serve un portiere che para anche l'imparabile e l'attaccante in giornata di grazia. Logico pensare a Consigli e Denis, anche se il portiere dice che «sarà decisivo il gruppo, non il singolo». Lui, recordman atalantino di presenze nel 2011 («fa piacere, è stato un bell'anno in tutti i sensi ma spero che lo sia anche il 2012, firmerei per fare altri 26 punti»), sa bene cosa lo attende.

«Il Milan è la squadra più forte e ha un attacco straordinario. A chi auguro un'influenza? A nessuno, però speriamo in una giornata poco brillante di Ibrahimovic. Hanno tanti grandi campioni ma con tanta volontà e tanto cuore possiamo giocarcela. Dobbiamo fare una partita di grande concentrazione e attenzione. E non sbagliare niente».

«Abbiamo già dimostrato con Inter, Napoli e Udinese che sappiamo concedere poco anche alle grandi. Ma in serie A non c'è una partita più facile, altrimenti non si spiegherebbe come la partita in cui abbiamo concesso di più sia stata quella con il Siena».

Tralasciando le questioni extracampo («ci conviviamo da giugno, la nostra forza è stata quella di pensare sempre al calcio giocato»), per Consigli, milanese di Cormano, sarà anche una sfida alla squadra per cui tifava da bambino. «In casa ci dividevamo: due milanisti e due interisti. Col tempo, nonostante ci sia ancora un po' simpatia, il tifo passa, però spero sempre che il Milan vinca in Europa».

E nel Milan c'è un portiere che è entrato a far parte anche della vita di Consigli. «Nelle giovanili ho avuto come preparatore Massimo Biffi: aveva allenato Abbiati quando era a Monza e ce ne ha parlato spesso. Ci diceva che aveva una grandissima tranquillità e non si spaventava di fronte a nessuna situazione. Io di solito non sono uno che scambia la maglietta, ma se dovessi farlo, la chiederei sicuramente ad Abbiati». Magari dopo averlo battuto.

Guido Maconi

m.sanfilippo

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