Sabato 28 Luglio 2012

Olimpiadi, il diario di Pinotti
«Meglio evitare piatti sconosciuti»

di Marco Pinotti
Ci siamo. Dopo tanta attesa, iniziano oggi le gare che assegnano le medaglie ai Giochi Olimpici di Londra. Sono arrivato giovedì notte al villaggio olimpico, dopo essere atterrato all'aeroporto principale della città a tarda sera. La prima sensaziose è stata di disorientamento e ammirazione.

Tantissima gente nonostante l'ora, tra addetti, volontari, militari, ognuna col proprio ruolo, gentili e coordinati. La pazienza è certamente una dote richiesta da queste parti. Abbiamo aspettato che gli accrediti, senza i quali non si va da nessuna parte, venissero pronti per tutti, che i bagagli venissero aperti e controllati e poi siamo andati con un tipico bus rosso londinese a due piani, presso la palazzina a nove piani dove è alloggiata l'Italia.

Le bandiere tricolori sono appese dalle finestre, così come quelle degli altri Paesi in tutti gli edifici circostanti. Noi del ciclismo su strada siamo tutti sullo stesso piano, in un appartamento costituito da tre camere doppie, due bagni ed una piccola zona comune dove è stato montato il lettino per i massaggi. Ognuno ha ricevuto una chiave con la quale può usufruire di una macchinetta distributrice di bevande (di marche sponsor dei Giochi) posta al piano terra di ciascuna palazzina.

Ogni ingresso ed uscita dal villaggio vengono passando da in check-point con metal detector simili a quelli negli aeroporti. Il luogo che più rende l'idea di multietnicita e della varietà di persone presenti è la mensa principale. È grande come un grosso mercato, diviso per continenti o cucine (Asia, Africa, cucina indiana, inglese, europea, manca quella specifica italiana). Ogni postazione ha grosse teglie con il cibo ed una descrizione della composizione in macronutrienti. Appena entrati non si sa da che parte iniziare.

In realtà una visita dettagliata fa capire dapprima che non c'è tantissima differenza nelle varie offerte e poi che è meglio non farsi tentare da piatti sconosciuti, ma piuttosto cercare, per quanto possibile di cercare cibi che si è abituati a consumare.

a.ceresoli

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