Atalanta, meglio convincere?
Sicuramente è meglio vincere

Non si è giocato bene con il Siena ma si è vinto. Si sarebbe forse preferito il contrario? Risposta scontata: no. Giostrare al meglio (sia pure non per novanta minuti) per poi lasciare l'intera posta agli avversari, come accaduto nelle tre precedenti sconfitte.

Non si è giocato bene con il Siena ma si è vinto. Si sarebbe forse preferito il contrario? Risposta scontata: no. Giostrare al meglio (sia pure non per novanta minuti) per poi lasciare l'intera posta agli avversari, come accaduto nelle tre precedenti sconfitte di fila, aveva relegato i nerazzurri nei bassifondi della classifica lasciando intravvedere un prosieguo di campionato palpabilmente preoccupante.

Ricordiamoci sempre che siamo l'Atalanta, vaccinati da tempo all'idea che calcio champagne costellati dai risultati sono privilegi riservati ai grandi club (quando, comunque, anch'essi riescono). Ad esprimere giocate da applausi gli atalantini non erano riusciti nemmeno nel corso della spedita cavalcata, tre stagioni or sono, dalla serie B alla A, nonostante il ruolo di leader della categoria.

Ma anche allora accettammo di buon grado il ritorno tra le elette del calcio nazionale avallando il detto «non si può pretendere la botte piena e la moglie ubriaca». Un adagio che ci riporta all'Atalanta esibitasi domenica allo stadio Azzurri d'Italia.

Prestazione, sicuramente, non esaltante anche se le prodezze (e che prodezze) di Cigarini e Bonaventura sono valse a pagare il prezzo del biglietto, interessi se nel caso compresi.

E con il gol in rimonta totalizzato in più rispetto a quello all'undici toscano ci ritroviamo con una graduatoria da farci, quanto meno, tirare il classico sospiro. Senza contare che, in aggiunta al paio di punti tolti in estate dal calcioscommesse saremmo, collocati addirittura nella parte destra della classifica, l'equivalente di una posizione assolutamente tranquilla.

Del resto conseguire sul campo dieci punti in otto gare sin qui disputate rappresenta un più che dignitoso percorso, proprio, da Atalanta. Riteniamoci, allora, equamente appagati per ciò che si è riusciti a mettere in cassaforte: altro che arricciare il naso o ad interpretare la funzione di eterni esigenti.
Arturo Zambaldo

© RIPRODUZIONE RISERVATA