Martedì 15 Gennaio 2013

Ruggeri, cinque anni fa il dramma
ma l'affetto di Bergamo c'è sempre

La telefonata arrivò subito dopo pranzo. Volare a Zingonia, all'ospedale. Ivan Ruggeri sta male, ma non si capisce quanto male. Cinque anni dopo lo sappiamo: quella era la porta d'ingresso di un tunnel, e Ivan Ruggeri, da 14 anni presidente dell'Atalanta, l'aveva imboccata. 16 gennaio 2008. Mercoledì sono cinque anni.

Solo due giorni prima, Ruggeri era in tribuna al Comunale, al suo solito posto, e scherzava con Mirko Tremaglia: è la sua ultima foto pubblica. Poi, solo il buio della malattia, scoppiata in una mattina di gennaio dopo una settimana di malesseri. Ruggeri deve andare a Zingonia per la presentazione ufficiale di Ivan Radovanovic, l'ultimo acquisto.

Ma non sta bene. Chiama il ds Carlo Osti, lo avvisa della decisione di fermarsi in ospedale per un controllo. Parcheggia al policlinico, chiede di sottoporsi a una risonanza magnetica. Ed è lì, durante l'esame, che viene colpito dalla rottura di un aneurisma. Emorragia cerebrale, arresto cardiaco, rianimazione e terapia intensiva. Tutto in pochi minuti.

Fuori dall'ospedale si respira ansia. E la sensazione che qualcosa di grave, forse di irreparabile, sia successa per davvero. Lui, il presidente con la tempra di un leone, adesso è lì con la vita appesa a un filo. Non lo diceva nessuno, quel pomeriggio.

Ma bastavano gli occhi. Quelli di Roberto Spagnolo, per esempio. Quelli di Lele Messina, di Fratus, di Selini. Tutti a far sentire il loro affetto alla famiglia, al figlio Alessandro che muoveva i primi passi in società, e che da lì in avanti scalerà la montagna da solo. «Papà è forte», ci disse chiedendo discrezione. Bergamo si svegliò attonita. Quella Bergamo che tante - troppe - volte aveva mancato di far sentire gratitudine e affetto a quel presidente così innamorato dell'Atalanta, scoprì d'improvviso di volergli davvero bene. Tifosi, sportivi, semplici lettori: per giorni fu infinita la catena di lettere e di manifestazioni d'affetto per Ivan Ruggeri.

Giorni strani, divisi tra il calore della gente e le speranze freddate da quei bollettini medici così lapidari, dai colloqui coi primari che raccontavano ore e ore di interventi delicatissimi, ma senza aprire foss'anche il minimo spiraglio alla speranza di un possibile recupero. Cinque anni, sembra una vita fa, eppure le sensazioni e le immagini sono così nitide. L'Atalanta nel frattempo è diventata un'altra cosa, la nave nerazzurra ha cavalcato onde altissime e superato tempeste impensabili. Ha vinto e ha perso tante volte, caro presidente. Un pensiero d'affetto, sperando che arrivi anche lì, nel buio.

Roberto Belingheri

a.ceresoli

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