Mercoledì 20 Febbraio 2013

Gli atalantini come studentelli
Reprimenda per la marachella

Tutti d'accordo sull'utilità del fuori programma (anche se lo si era in un certo qual modo ritenuto nell'aria) a Zingonia di Antonio Percassi, a 24 ore dalla sconfitta dei nerazzurri a Torino. Ad esigere il pronto intervento del presidente la deludente esibizione della squadra allo stadio Olimpico.

Riflessione d'obbligo: perché mai nei confronti di maturi maggiorenni che si autodefiniscono professionisti a tutti gli effetti, per lo più profumatamente remunerati, si è reso necessario il tempestivo richiamo di chi sta al vertice gerargico del club atalantin?. Del resto profondere il massimo a qualsiasi appuntamento domenicale dovrebbe essere nella norma più rigorosa.

Evidentemente non è stato così per l'Atalanta (salvo qualche rara eccezione) in Piemonte. La ventina di minuti del colloquio di Percassi con i giocatori ci ha ricordato quando studentelli, si e no un paio di volte all'anno, d'improvviso il preside entrava in aula rimproverandoci per lo scarso impegno del momento o per la maracchella di troppo, appena accaduta. Ma c'è una sostanziale diversità nelle due vicende.

È, infatti, praticamente fisiologico (anche se magari non giustificabile) che nell'età giovanile si tenda a privilegiare qualcosa di meno gravoso dei testi scolastici. Non dovrebbe, invece, succedere ai calciatori per i motivi che non ci sembra il caso di elencare.

Tornando a bomba ci siamo, inoltre, chiesti come l'abbia presa il condottiero Stefano Colantuono, pure lui a torto o a ragione, ritenuto coinvolto in egual misura in ciò che viene definito il «gruppo». Si sarà o no domandato, lo stesso mister di Anzio, se dal confronto dirigenza (con Percassi, si sa, c'erano il figlio Luca, il direttore generale Pier Paolo Marino e il direttore sportivo Gabriele Zamagna) e squadra si sentiva direttamente coinvolto e se sì in quale maniera?

Arturo Zambaldo

m.sanfilippo

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