Giovedì 21 Febbraio 2013

Dai Atalanta, è l'ora di Livaja
Quando vede la Roma si scatena

L'ultimo incrocio, giusto un mese fa, è stato un lampo nella serata dell'Olimpico: stop di petto e girata mancina fulminea di controbalzo che si schiantò contro il palo di Goicoechea. Per Marko Livaja quella partita con la Roma è stata una sorta di sliding doors. Chissà se sarebbe cambiato qualcosa nel caso quel colpo da fuoriclasse fosse entrato, se l'Inter che ora che ha perso il suo Principe lo rimpiange come non mai, lo avrebbe ceduto lo stesso.

Cosa sarebbe successo se quel palo fosse diventato il gol della domenica non è dato saperlo, ma la reazione di Antonio Percassi è diventata invece fatto noto: quella giocata fuori dal comune era stato un colpo di fulmine per il presidente atalantino che chiamò subito il dg Marino esortandolo a chiudere subito la trattativa con l'Inter.

«Questo è forte, è immarcabile: quando lo prendiamo direttore?» disse più o meno così, pregustando un grande colpo per la sua Atalanta. Poi come è andata è già materiale per gli almanacchi: l'Atalanta l'ha ottenuto in comproprietà nello scambio con Schelotto. E a Milano ora c'è già chi si sta chiedendo chi ha fatto l'affare.

Percassi continua a spendere parole importanti per il giovane croato. L'ha fatto pubblicamente anche ieri sulle colonne del nostro giornale. «Questo ragazzo è un pezzo del nostro futuro. Corre, lotta, combatte, non ha paura. E aiuta Denis» ha detto il numero uno nerazzurro. Parole pesanti, che certificano l'ascesa di Livaja anche nelle gerarchie atalantine.

Che la sua data di nascita contasse solo per la carta d'identità lo si era intuito sin dalla presentazione, in cui era sembrato più sicuro e spavaldo di un qualsiasi ragazzo di 19-20 anni. Il campo ha confermato le prime sensazioni. Gli sono bastati due spezzoni di partita: una dozzina di minuti con il Catania per mettersi in mostra e un tempo a Torino per prendersi un rigore e dare più peso all'attacco.

Non è tipo da farsi intimidire e questa sarà la sua forza: quando è entrato del resto ha sempre avuto un impatto positivo sulla partita, anche a costo di esagerare con qualche entrata. A Torino prima di toccare palla ha fatto cinque falli, facendo a spallate con chiunque gli capitasse a tiro. Ma poi si è preso il rigore che stava per salvare una giornata storta, mostrando anche in quel caso l'esperienza di un veterano: anticipo di punta sul portiere in uscita e contatto inevitabile. Alla fine il suo scout recita 5 falli fatti e 2 subiti.

Con il Catania 2 falli fatti e nessuno subito. Ha una media da stopper, ma in campo si fa sentire ed è utilissimo. Chiaramente data la giovane età, ha ancora molto da migliorare, va disciplinato, ma intanto ha forza, freschezza, voglia: tutte qualità che unite alle sue doti tecniche in questo momento servono all'Atalanta per dare una scossa alla sua stagione. E anche Denis potrebbe trarre beneficio dalla sua presenza.

Per domenica è una soluzione da non trascurare, anche dal primo minuto. L'ipotesi di un 4-3-1-2 con Bonaventura alle spalle di Denis e Livaja non si può escludere, anche se non è l'unica possibile. Ma i due davanti possono anche coesistere, visto che il croato non disdegna svariare su tutto il fronte. Dopo due impieghi part-time ora sogna la sua prima da titolare con la maglia dell'Atalanta.

E curiosamente l'ultima volta che quest'anno è partito dal primo minuto è stato proprio contro la Roma nella partita del famoso palo. Chissà che non sia l'occasione per vendicare quel legno, aggiustando la mira di qualche centimetro. Del resto alla Roma quest'anno Livaja ha già segnato una volta. Un gol inutile, a inizio settembre, nella finale di Supercoppa Primavera persa 2-1 dall'Inter con i giallorossi a Busto Arsizio: punizione potente, a filo d'erba, imparabile per Svedkauskas fulminato dalla rasoiata del croato.

Non servì, perché la Roma era già avanti di due gol e l'Inter in dieci da un pezzo. Ma si tratta comunque di un avvertimento. Domenica Livaja ritrova la Roma e avrà due motivi in più per vincere: vendicare quella sconfitta in Supercoppa e il palo in campionato. Magari regalando a Percassi un lampo come quello dell'Olimpico.

Guido Maconi

m.sanfilippo

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