Mercoledì 10 Aprile 2013

«Ivan Ruggeri era un tenero
Con lui mi sentivo a casa»

«Lo chiedeva a me: "Ì fa giödese?"». Ivan Ruggeri chiedeva a Lara Patelli, che a Zingonia era di casa, se i suoi calciatori si comportavano bene. Lara ha il cuore nerazzurro da sempre. La vita l'ha resa un indomito scricciolo che per muoversi ha bisogno del passeggino.

Piove? Lara è a bordocampo. Nevica? Lara è lì. C'è nebbia? Lara c'è. Anche tutti i giorni per tanti anni, accompagnata al campo prima da Cesare Prandelli, poi da altri. E quel campo, e quella sede, sono diventati la sua seconda casa grazie anche all'umanità infinita di Ivan Ruggeri.

È ai ricordi di Lara, semplici ma sinceri al di là di ogni dubbio, che affidiamo l'ultimo ritratto del presidente scomparso sabato scorso. Un ritratto del Ruggeri più vero: un tenero burbero.

Lara, ricorda la sua ultima chiacchierata con Ruggeri, a Zingonia?
«Certo, io ero lì al campo e lui si mise ad annaffiare le piante».

Ruggeri annaffiava le piante?
«Glielo dissi anch'io: "Ma pres, c'è il giardiniere". E lui mi confessò che bagnare i giardini lo rilassava, e che lo faceva tutte le sere anche a casa, per scaricare la tensione della giornata. Poi parlammo di tante cose. Annaffiava e parlavamo. I giocatori passavano e sorridevano. Era poco prima del malore».

Le ha aperto le porte di Zingonia.
«Erano aperte, lui mi trattava da normale, non da "libro cuore" come fanno tanti. Arrivava, e se io ero già lì mi chiedeva, rivolto ai giocatori: "Ì fa giödese?". E sorrideva, soprattutto quando Ventola me ne faceva di tutti i colori».

Scherzi?
«Ricordo una volta: mi disse che se avesse segnato 15 gol mi avrebbe fatto uno scherzo. Io gli dissi di sì, immaginando che non li avrebbe fatti. Invece, arrivò a 15 gol. I giocatori ridevano: "Lara, sei pronta"?».

Pronta a cosa?
«Lo scoprii dopo: mi voleva lanciare col passeggino giù dalla discesa dei magazzini di Zingonia. Lo dissi al presidente: "Mi difenda, pres". E lui, sentite le intenzioni scherzose di Ventola, se ne uscì da vero bergamasco: "Al sarà mia màt?". Questo bastò perché Loria si mettesse davanti al passeggino, a fare il freno».

Lei assisteva agli allenamenti proprio sotto le finestre di Ruggeri... mai sentita una sfuriata?
«Capivo che la luna era storta se quando arrivava col broncio mi salutava solo con la mano. Magari un problema di lavoro, o la lettura dei giornali... Ah, quando puntava l'indice contro di voi si capiva che l'avevate fatto arrabbiare... Scrutava il colpevole e diceva: "Te me set mia piasìt!". Però poi gli passava. Certo, quella volta che l'ho sentito urlare...».

Chi c'era?
«Colantuono».

Gli aveva detto che se ne andava?
«No, era all'inizio, quando la squadra perdeva in trasferta. Volavano dei bei paroloni».

Quando lo incontrò la prima volta?
«Non era ancora presidente. Io ho frequentato Zingonia da metà anni 80. Mi portava Prandelli, poi Bordin, Bonacina... E andavo anche in trasferta. Una volta abbiamo vinto e lui al martedì mi ha detto tutto serio: "Bisogna venire sempre"».

Aveva deciso che lei era l'amuleto dell'Atalanta?
«Chissà, forse sì. Tanto che un giorno mi ha detto: "Possiamo anche dirci ciao, no?". Ma a me dargli del tu pareva troppo».

A parte Ventola, l'ha mai dovuta difendere da qualcuno che non la voleva a bordocampo?
«No, devo dire di no. Anche Mandorlini, che per primo ha introdotto le rifiniture a porte chiuse, disse: "Lara può stare ovunque". Ma Ruggeri era un buono, se mancavo per qualche giorno dal campo, si preoccupava, s'informava. Con me è sempre stato così: se stavo lì col brutto tempo mi sgridava: "Sèmpèr sota l'acqua!". Pensi che una volta mi ha vista entrare allo stadio e ha lasciato lì sul posto un dirigente importante con cui stava parlando per venirmi ad accogliere».

E dei problemi coi tifosi non diceva mai nulla?
«No. Io capivo, gli dicevo col sorriso che arrabbiarsi fa male. Ma su questo tema si teneva tutto dentro».

Lunedì lei ha scritto su Facebook che alcuni di quelli che hanno commemorato Ruggeri «hanno il naso lungo da Pinocchio».
«L'elenco sarebbe lungo, tanto lungo. Ma lasciamo stare».

Lara, quant'è che manca dagli allenamenti?
«Due anni e mezzo. Dopo il malore di Ruggeri sono andata ancora per un po', con Alessandro presidente. Io l'ho visto che era un bambino, veniva a Zingonia col papà. Poi basta, non mi sentivo più a casa».

Le mancano Zingonia e il suo posto a bordocampo?
«Non tanto quel posto: mi mancano quelle persone, quei rapporti veri. Adesso c'è tanto business, tanta immagine nel calcio. E non è più il mio posto».

Roberto Belingheri

m.sanfilippo

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