Venerdì 07 Giugno 2013

La «Primavera» è in finale
Segna Cais, Milan a bocca asciutta

Quando la bestia nera te la ritrovi sempre sul davanzale di casa non deve essere proprio una bella sensazione. Davide Cais per il Milan è un po' quello che una zanzara è per i bracci dei comuni mortali ogni “maledetta” estate. Non passa istante nel quale non decida di starsene buona e di rinunciare a succhiare sangue.

Quello di cui va in cerca Cais è invece il gol, e quando vede rossonero inevitabilmente la rete avversaria si gonfia. Era successo in entrambe le sfide stagionali tra Atalanta e Milan, è successo di nuovo in quella che di tutte le tre partite disputate tra le due squadre era certamente la più importante. Una zampata del bomber val bene una finale, con i rossoneri intenti a mordersi i gomiti proprio quando l'inerzia sembrava pendere tutta dalla loro parte.

E invece è bastato un disimpegno errato nel cuore della propria area di rigore per vedere le streghe e consegnare a Cais, ancora lui, il pass per la storia. Sua, ma soprattutto dell'Atalanta.

Che domenica andrà a sfidare la Lazio in una finale per certi versi inedita, ma per altri (specie cromaticamente) praticamente identica a quella di un anno fa. Allora fu l'Inter a sfidare i biancocelesti, sottraendo loro il sogno del secondo scudetto targato Bollini dopo quello 2001. Stavolta toccherà ai ragazzi di Bonacina frenare la corsa dei laziali, e per quanto visto nella semifinale contro il Milan la cosa non appare nemmeno così impossibile.

Certo, rispetto allo spettacolare 4-1 rifilato nei quarti alla Fiorentina è stata tutta un'altra storia. Lo spettacolo ne ha risentito, il risultato però alla fine ha comunque sorriso alla Dea. Che s'è presentata praticamente con la stessa conformazione della gara di domenica scorsa, un po' come fatto da Dolcetti che ha però preferito in avvio De Feo ad Henty. La mossa, vista dai più come un deterrente per il gioco d'attacco tutto muscoli e cervello dei rossoneri, in realtà dimostra di pagare in virtù di una supremazia territoriale che per mezzora risulta essere abbastanza evidente.

E anche le occasioni da gol fioccano abbondanti: al 4' Petagna, di testa, impegna Zanotti a una difficile risposta di pugno, al 7' ancora Petagna s'incunea sul lato sinistro dell'area orobica lasciando partire un fendente che il portiere avversario respinge di piede. È una gara in salita per l'Atalanta che fatica a uscire e ad arginare la maggior verve dei rossoneri, pungenti ma un po' spreconi sottoporta. L'erroraccio di Ganz al 27', servito al bacio a Petagna ma incapace di tener bassa la sfera sul colpo di testa da distanza ravvicinata (e con Zanotti ormai fuori causa), pesa enormemente nell'economia del match, mentre la botta di De Feo disinnescata in corner dal portiere nerazzurro conferma che la palla non ne vuol sapere di entrare.

In tutto questo l'Atalanta la fa quasi da spettatrice, almeno dalla metà campo in su. Ma al 40' un avventato passaggio “morbido” di Cristante in piena area milanista è l'incipit dell'azione che decide la gara: Palma sulla sinistra raccoglie indisturbato e lascia partire un cross radente al limite dell'area piccola, sul quale Cais s'avventa come un avvoltoio costringendo Speranza a un difficile intervento. Il difensore milanista però si ostacola con Narduzzo, proteso in uscita, e la carambola che ne consegue premia Cais che è il più lesto di tutti a ribadire la sfera in rete.

Una volta trovato il vantaggio per l'Atalanta diventa tutto più semplice, anche perché quando c'è da coprire gli spazi la compagine di Bonacina si esalta impedendo all'avversario di turno di trovare l'imbucata desiderata. Dolcetti allora si gioca in rapida successione le carte Henty e Boateng, ma al di là di qualche spunto degno di nota l'attacco milanista combina poco o nulla. I nerazzurri potrebbero chiudere i conti in contropiede con Varano, sul quale Narduzzo però risponde presente, mentre una punizione di Gagliardini dà solo l'illusione del gol. Il finale è spezzettato e senza squilli, col Milan che dimostra di avere le idee un po' annebbiate e di non trovare il modo per convertire in qualcosa di produttivo la mole di generosità spesa in corso d'opera.

L'espulsione di Speranza a tempo scaduto (fallo da “ultimo uomo” su Magni lanciato a rete) non serve però da deterrente perché al 48' sul sinistro di Pinato si presenta il pallone che vale i supplementari: la coordinazione del terzino mancino è esemplare, la conclusione troppo potente e inevitabilmente alta sopra la traversa. È l'ultimo brivido che per gli atalantini ha comunque il sapore del pericolo scampato. Tra tre giorni con la Lazio rimane da compiere solo l'ultima impresa di una stagione comunque memorabile.
Roberto Barbacci

ATALANTA - MILAN 1-0

ATALANTA (5-3-2): Zanotti; Conti, Caldara, Milesi, Redolfi, Nava; Gagliardini, Palma, Olausson (23' st Grassi); Varano (28' st Tonsi), Cais (11' st Mangni). A disp.: Montrucchio, D'Amico, Barlocco, Tonon, Mologni, Villanova, Oikonomidis. All.: Bonacina.
MILAN (4-3-3): Narduzzo; Ferretti (33' st Benedicic), Pacifico, Speranza, Pinato; Pedone (1' st Henty), Cristante, Lora; De Feo (14' st Boateng), Petagna, Ganz. A disp.: Andrenacci, Bastone, Prosenik, Spagnoli, Tamas, Rondanini, Piccinocchi, Iotti, Bortoli. All.: Dolcetti.
ARBITRO: Verdenelli di Foligno.
Guardalinee: Pignone e Berti.
Quarto uomo: Giovani.
MARCATORE: 40' pt Cais.

NOTE: Spettatori 1.500 circa. Espulso: 45' st Speranza (M) per aver interrotto una chiara occasione da gol. Ammoniti: Lora (M), Cristante (M), Caldara (A), Petagna (M), Ganz (M). Angoli: 6-4 per il Milan. Recupero: pt 0', st 4'

a.ceresoli

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