Giovedì 06 Febbraio 2014

Fiorentina senza Gomez e Rossi

L’Atalanta sogna un colpaccio

German Denis
(Foto by Magni)

Perché non approfittare delle contemporanee assenze, nella Fiorentina, dei pezzi da novanta Gomez e Rossi per centrare una bella vittoria esterna? In tal caso gli atalantini collocherebbero, di colpo, nel cassetto l’ormai cronico mal di trasferta oltre a rimpolpare la classifica.

Vale la pena sottolineare che lontani da Bergamo i nerazzurri hanno collezionato la miseria di quattro punti (successo col Chievo e suddivisione della posta in palio con il Genoa). Naturalmente anche con le due illustri pedine ai box, nell’anticipo di sabato, l’Atalanta si troverà di fronte avversari tra i più titolati del campionato, per di più, affamati di immediato riscatto, reduci dalle non annunciate sconfitte in quel di Cagliari e di Udine in Coppa Italia.

E, come se non bastasse, il campo toscano, non è che ci porti bene visto che l’ultimo successo risale al lontano 1993 (1-0, gol di Perrone). Ma se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, ecco che vanno messi sul piatto della bilancia la favorevole legge dei grandi numeri e soprattutto la palpabile autostima, figlia dello storico 3-0 di domenica scorsa sul Napoli.

Ma non è finita, sempre, rimanendo dalla parte dell’undici di mister Stefano Colantuono. Considerati i rassicuranti punti blindati in graduatoria il poter scendere sul terreno di gioco gigliato privi di nocive pressioni psicologiche, costituirebbe quel valore aggiunto per nulla trascurabile. A un patto però: che la trasferta di domenica non si trasformi nella classica gita turistica nella pur invitante città d’arte italiana.

Messaggio, questo, da megafonare a viva voce ai nostri giocatori memori, ahinoi, dei puntuali trascorsi durante la corrente stagione sportiva. Pensate un po’ se si dovesse tornare a casa con il paniere gonfio? Di certo il tormentone-salvezza verrebbe finalmente dimenticato anche da coloro (in minoranza, specie, dopo l’ultima sfida con l’undici di Benitez) che sia pure con un filo di voce lo tirano ancora in ballo.

Arturo Zambaldo

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