Martedì 02 Agosto 2011

Tiri liberi sulla Comark
Guardare oltre il proprio naso

Calendario benevolo o avverso nei confronti della Comark chiamata nella prossima stagione a disputare il suo diciottesimo campionato nella terza divisione del basket nazionale? Giustificabilmente scontata e al tempo stesso banale la comune risposta della dirigenza, allenatore e giocatori così riassumibile nella sostanza «prima o poi tutte le avversarie sono da affrontare pertanto non vale la pena soffermarsi sull' argomento». Come dire in altre parole «invertendo gli addendi il risultato non cambia».

Problemi e incognite sono ben altri quelli che da anni e anni si porta dietro il pianeta del pallone a spicchi a cominciare dalla squadra azzurra sino ad arrivare alla gestione dei movimenti di base. Ma limitiamo il campo al terzo polo, quello successivo alla A e Lega2, in quanto ci coinvolge in prima persona.

Non addentriamoci, per mera bontà d'animo, nel poco chiaro scenario inerente l'ennesimo cambio della denominazione dello stesso campionato e dei meccanismi che lo regolano. Più importante, invece, soffermarsi ad esempio sulle prospettive che questa divisione offre ai club di appartenenza inclusi appassionati e sponsor.

Circoscriviamo il tutto ad una recente puntualizzazione del general manager della Comark, Euclide Insogna: «Perché mai, nel nostro torneo si dovrebbero investire capitali da capogiro per rincorrere una categoria i cui riscontri di affluenza, mediatici e altri ancora, salvo eccezioni, sono di scarsa rilevanza?».

Ineluttabile la decisione di un mese fa del Casalpusterlengo che ha optato di scendere appunto in terza serie dopo aver esaminato, evidentemente, pro e contro a 360 gradi. In contesti del genere ci sentiamo di avallare, in particolare di questi tempi, la politica della Comark che sul mercato sta privilegiando come non mai l' ingaggio di under comunque con alle spalle esperienze qualificate.

Certo, la tifoseria già rumoreggia e non dal suo punto di vista è da comprendere ma è fuori luogo ricordarle di guardare oltre il proprio naso?

Arturo Zambaldo

m.sanfilippo

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