Aids, «Emmaus» al fianco dei malati In trent’anni accolte e curate 400 persone
Il flash mob «Rompiamo il silenzio» proposto in piazza Vittorio Veneto il 1° dicembre di tre anni fa

Aids, «Emmaus» al fianco dei malati
In trent’anni accolte e curate 400 persone

Dal 1989 l’associazione in prima linea con «Casa San Michele», in Città Alta, e «Casa Raphael», fra Bergamo e Torre Boldone. Due pagine di approfondimento su «L’Eco di Bergamo» di domenica 1 dicembre.

L’esplosione di verde e il panorama che si apre al Pascolo dei Tedeschi in Città Alta, così come tra le colline che separano Torre Boldone da Bergamo, ritempra anima e corpo. Anche quando il corpo è segnato da dolori e debolezza senza fine e l’anima è graffiata dal pregiudizio che porta con sé la parola Aids. Ma sentirsi a casa, dentro una famiglia – anche se la tua magari, scoperta la malattia, ti ha abbandonato in ospedale –, può essere l’ancora di salvezza, indipendentemente dal tempo che la vita ti metterà a disposizione. Da trent’anni al fianco di sieropositivi e malati di Aids c’è, nella Bergamasca, Comunità Emmaus – l’associazione fondata nel 1976 dal sacerdote diocesano don Giuseppe Monticelli e da un gruppo di giovani volontari – che gestisce «Casa San Michele», sulle colline di Città Alta, e «Casa Raphael», tra Bergamo e Torre Boldone. In trent’anni Emmaus ha aiutato circa 400 persone, in gran parte di Bergamo, ma anche di altre province della Lombardia.


Due pagine con articoli di Marta Todeschini e Carmen Tancredi acquistando a 0,99 euro la copia digitale de «L’Eco di Bergamo» di domenica 1 dicembre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA