Bergamo, ospedale da campo degli alpini  La Regione stoppa il progetto in Fiera

Bergamo, ospedale da campo degli alpini
La Regione stoppa il progetto in Fiera

La struttura Ana Dopo il sopralluogo della mattinata la Giunta ferma i lavori: mancano certezze sul personale.

Le perplessità si erano colte già mercoledì mattina, durante il sopralluogo alla Fiera di Bergamo, dove dovrà essere montato l’ ospedale da campo dell’ Associazione nazionale alpini. Un esponente dell’ Ana, nel corso di una delle varie mini-riunioni, era stato brutale nella sua analisi: «O vengono messi a disposizione medici e infermieri, oppure non si parte. Perché il personale dell’ Associazione alpini è volontario, il grosso non lavora a tempo pieno e dunque non sarebbe in grado di garantire la gestione sanitaria di questa struttura».

Dubbi, dunque, non sul materiale e la logistica, sulle tensostrutture e i posti letto che sarebbero allestiti in una settimana, ma sul capitale umano. I 30 medici e i 75 infermieri in arrivo dalla Cina, che la Regione aveva annunciato come destinati all’ ospedale da campo bergamasco, a un certo punto non sono più cosi sicuri.

E infatti a metà pomeriggio dalla Giunta regionale parte una comunicazione diretta ai vertici nazionali della Protezione civile e dell’ Ana, a firma del direttore generale dell’ assessorato a Territorio e Ambiente Roberto Laffi in cui si annuncia il momentaneo stop ai lavori, che sarebbero dovuti cominciare proprio oggi.

«Si chiede di sospendere l’ installazione della struttura campale che potrà essere ripresa non appena si renderà disponibile il personale medico necessario per la gestione sanitaria della stessa».

A tarda sera, contattato dal nostro giornale, l’ assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, conferma: «È evidente che l’ ospedale da campo riesce nella piena capacità operatività solo se troviamo personale». E l’ aliquota di medici e infermieri cinesi? «Non abbiamo certezze.

Giovedì incontreremo un rappresentante della Croce rossa cinese - risponde l’ assessore - per avere conferme sui tempi e sulla qualità delle persone». È uno stop temporaneo, garantisce Gallera, si ripartirà non appena avremo certezze e «quando si sarà in grado di costruire una catena d comando italiana all’ interno dell’ ospedale da campo».

E dire che a Bergamo la notizia dell’ arrivo del personale dalla Cina e del conseguente allestimento dell’ ospedale Ana era giunta come certa, facendo trapelare un sorriso sul volto, di questi tempi piuttosto provato, del sindaco Giorgio Gori. Che in serata era furioso e parlava di «preoccupante segno di incertezza e di confusione nella gestione di un’ emergenza che richiede idee chiare e decisioni certe». Gli strali del primo cittadino erano indirizzati alla Regione: «Se questa certezza non c’ era non si doveva far partire la macchina, mobilitare risorse, esporre i vertici nazionali della Protezione civile e le istituzioni locali. Mi auguro vivamente che si tratti solo di uno stop temporaneo e che la soluzione si trovi nelle prossime ore. L’ospedale Papa Giovanni è allo stremo e ha assolutamente bisogno di rinforzi o di una struttura di appoggio».

Duecentoventotto posti letto per pazienti post acuti o in via di dimissione, una farmacia, un laboratorio analisi e una radiologia pronti per essere montati nel padiglione B della Fiera di via Lunga e per ora congelati. Perché tecnici di Ana, Protezione civile, 118, Ats e Asst ieri mattina avevano dato l’ okay alla struttura. «Ora la necessità impellente - spiega in serata il consigliere regionale Paolo Franco, presente al sopralluogo -, è quella di reperire il personale medico-sanitario necessario affinché possa funzionare. Per questo ho chiesto che la Regione si attivi con celerità al fine di interessare gli organi governativi per non abbandonare Bergamo e i bergamaschi». Franco ha invitato il governatore Fontana e la sua Giunta a inviare «la richiesta di personale medico e sanitario direttamente agli organi governativi» e ha annunciato che stamattina in commissione regionale Sanità chiederà lumi, «perché voglio capire come mai in Veneto il personale sanitario militare c’ è e qui nella zona più colpita no». Ieri sera voci da Roma - che nessuno si sente di confermare ufficialmente - raccontavano di richieste mai arrivate all’ Esercito, tra le cui fila ci sarebbero quote disponibili di personale medico.

All’ assessore Gallera il nostro giornale ha chiesto se la Regione abbia mai provato a richiederli. «Stiamo provando tutte le strade, ma non ci sembra che l’ Esercito abbia un numero significativo di medici», è stata la sua risposta.

Le penne nere, che in mattinata esaminavano, piantine in mano, il padiglione B della Fiera restano in attesa. «Attendiamo luce verde dalla Regione», ribadiva alle 21 il direttore generale della Sanità Alpina Sergio Rizzini. Gli unici al lavoro erano dei manovali civili, impegnati a smantellare gli stand di Creattiva, il fiore all’ occhiello delle manifestazioni fieristiche bergamasche. Creavano spazio per l’ ospedale da campo, e il vuoto che rimaneva era un’ulteriore certificazione del passaggio dalla vita normale all’ emergenza.


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