Bergamo, si lavora alla ripartenza Uffici online, nodo scuole e trasporti
Il centro di Bergamo deserto: si pensa però a come gestire la ripartenza. (Foto by Venezia)

Bergamo, si lavora alla ripartenza
Uffici online, nodo scuole e trasporti

Palazzo Frizzoni al lavoro per una nuova fase. Preoccupa lo spostamento e la gestione degli studenti.

Uffici, servizi, trasporto pubblico, scuole, eventi. Sono solo alcuni dei temi che Palafrizzoni si ritrova a gestire in previsione di una possibile fase 2. E 3, e 4... Con un orizzonte indefinito e la certezza che nulla potrà essere come prima. E per svariati motivi: psicologici, sociali, economici.

Il gruppo di lavoro indicato dal sindaco Giorgio Gori e composto dagli assessori Giacomo Angeloni, Loredana Poli e Stefano Zenoni ha cominciato ad abbozzare qualche possibile linea d’azione, arrivando subito però ad una consapevolezza : da soli non si va da nessuna parte. Per questo si cercherà di allargare il fronte coinvolgendo Anci (l’associazione dei Comuni italiani) e Regione in primis, con la consapevolezza che non può essere un piano calato dall’alto ma frutto del confronto con il territorio. Consapevolezza si spera condivisa.

Comune solo su appuntamento

E qui l’orizzonte comincia a farsi confuso, o meglio le prospettive ad intrecciarsi tra loro pericolosamente. C’è il tema degli uffici e dei servizi, destinato sempre di più a diventare una questione virtuale. E non per poco tempo. Addio file all’anagrafe o altri uffici e servizi, il futuro sarà equamente diviso tra pratiche on line e - dove non possibile - appuntamenti. Basta con l’afflusso indiscriminato agli sportelli, non ci sono più le condizioni da ogni punto di vista.

Ma che dire della scuola? È il vero nervo scoperto di questa situazione. Se per le attività produttive si può pensare da un lato ad un’implementazione dello smart working e dall’altro dove possibile ad un aumento del distanziamento (per esempio nel commercio), come applicare questi concetti a classi da 20 studenti in su con punte di 28 alle superiori? Per giunta in presenza di istituti generalmente vecchi (eufemismo...) e con aule dalle dimensioni comunque ridotte?

Nel delirio di questi giorni c’è anche chi ha ipotizzato che nidi e materne non essendo scuole dell’obbligo possano rimanere chiuse fino al ritorno delle condizioni normali. Ma la prospettiva è semplicemente devastante nell’ottica della gestione familiare. E non solo.

Il vero problema sono però le superiori: impensabili i doppi turni per la stessa classe (come si fa a sdoppiare un docente a parità di orario?), una soluzione appena fattibile e alternativa alle lezioni on line a manetta - che hanno più di un limite sul fronte della didattica e dell’interazione - è dividere la classe a metà: una se ne sta in aula a distanza più che sicura e l’altra a casa collegata in rete. A giorni alterni potrebbe persino funzionare, ma è tutta da costruire.

Autobus, teatro e sport

Sullo sfondo c’è però il problema forse più insormontabile: come li porto gli studenti a scuola? Ovvero, come si fa a garantire il giusto distanziamento sugli autobus, questione che nelle altre fasce orarie si estende ad un’utenza generalizzata. E su altre modalità di trasporto, dai treni alle metropolitane.

Qui la situazione è drammatica: numeri alla mano un autobus è omologato per 90 persone circa, se introduciamo il concetto della distanza ne servono 3 per trasportare una normale utenza. Non ci sono e chi li paga? O il pubblico con maggiori contributi o l’utente con biglietti più cari. Con un rischio di fondo: il ricorso massiccio al mezzo privato con traffico in tilt.

E non finisce qui, perché c’è anche il problema degli spettacoli teatrali e sportivi, Atalanta compresa. Sulla carta la soluzione è persino semplice: il distanziamento tra posti. Ma questo vuol dire meno biglietti, meno incassi e sostenibilità economica che salta in partenza. A Palafrizzoni hanno già cominciato a buttare giù due schemi e capito che non sarà dura. Durissima.


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Dino Nikpalj L'Eco di Bergamo

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