Coronavirus, anziani i più colpiti  Per 170 mila ipotesi ripartenza «lenta»

Coronavirus, anziani i più colpiti
Per 170 mila ipotesi ripartenza «lenta»

Riguarda i bergamaschi dai settant’anni in su. Allo studio percorsi di uscita a scaglioni dal lockdown. In questa fascia il 79,3% delle vittime del Covid-19.

Tutti dicono «guardiamo avanti, alla fase 2». Una data c’è - il 4 maggio - anche se ad oggi non esistono certezze. Gli esperti invitano alla cautela, perché non esiste ancora una fotografia precisa del contagio e quindi è presto per dire se siamo pronti ad allentare le misure restrittive. «Tamponi, tamponi, tamponi» - diceva l’organizzazione mondiale della sanità fino a un mese fa. Ora invece si punta decisi ai test sierologici per capire la reale diffusione del coronavirus, anche tra le persone senza sintomi.

È chiaro che i dati su larga scala sono l’unico modo per programmare il ritorno al lavoro nelle aziende e nei negozi. Già fremono e sarà sempre più difficile mantenere la calma. Ripartire tardi significa rimandare la riscossa in cui tutti sperano. Ripartire troppo presto potrebbe ravvivare il fuoco dell’epidemia tenuto a bada grazie al lockdown.

Chi probabilmente dovrà aspettare più di altri sono gli anziani. Una delle tante strategie sul tavolo del governo infatti prevede che gli over 70 saranno gli ultimi a poter uscire di casa. Sono i più fragili, i più colpiti dal Covid-19, anche in provincia di Bergamo. Parlano i numeri: secondo i dati ufficiali disponibili al 12 marzo il 79,3% delle persone morte in Bergamasca hanno più di 70 anni. 2.161 decessi. Il restante 20,6%, 563 persone, aveva invece meno di 70 anni. Percentuali molto simili a quelle registrate in altre province lombarde e anche nel resto d’Italia, dove su 18.641 vittime da Covid-19, 13.408 avevano tra i 70 e i 90 anni. Il 71,9% del totale.

E che la fascia d’età oltre i 70 anni sia quella più a rischio lo dimostrano anche le indagini svolte dall’istituto superiore di sanità che ogni settimana diffonde le caratteristiche precise dei positivi al coronavirus in ogni regione. L’ultimo aggiornamento dice che in Lombardia gli over 70 risultati positivi sono 22.703, pari al 41,4% del totale, mentre tutti gli under 70 sono il 58,6%, 32.077 malati. Sono solo numeri, troppo freddi per descrivere il dolore delle tante famiglie bergamasche che hanno dovuto dire addio a nonni, mamme e papà. Ma bastano i ricordi pubblicati ogni giorno su L’Eco per comprendere quanto il virus abbia avuto un impatto devastante su questa precisa fascia di popolazione. Che con la riapertura sarà a rischio.

Secondo la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, intervistata dal Corriere della Sera, «dobbiamo prevedere un programma particolare, percorsi che ci consentano di proteggerli dal contagio quando i più giovani ricominceranno a circolare. Però mettendoli anche al riparo dall’afa e dall’isolamento che può avere effetti devastanti a livello psicologico. E dunque un vero e proprio piano di interventi». È l’approccio italiano al problema sollevato dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, che ha ipotizzato isolamento e limitazione dei contatti «sino alla fine dell’anno» per le persone più anziane. «So che è difficile - ha spiegato -, che l’isolamento è un peso, ma è una questione di vita o di morte». Un grande sacrificio per un paese, come l’Italia, fondato sui rapporti famigliari molto stretti che consentono di far fronte alle carenze del welfare.

Giusto per dare qualche riferimento utile a capire la portata di questa ipotesi, in provincia di Bergamo significherebbe prolungare l’isolamento per 170 mila persone, il 15,3% di tutti i bergamaschi. Sostenibile? Difficile avere una risposta in questo momento di grande incertezza.

Per avere qualche dato in più serve una strategia di monitoraggio capillare da attuare attraverso due vie: tamponi (o test sierologici) e tecnologia. Sui test sierologici la risposta di Regione Lombardia è arrivata ieri. Dal 21 aprile si dovrebbe partire (condizionale sempre d’obbligo) con 20 mila test al giorno. Con la provincia di Bergamo in prima fila. L’altra strada, più a lungo termine, è quella tecnologica. un’app nazionale per mappare le condizioni di salute e consentire di inviare un alert alle persone venute in contatto con persone risultate positive al test.

La task force governativa sta ancora sbrogliando l’incognita della tecnica di tracciamento. In attesa di novità, i territori si stanno già muovendo con soluzioni che possono essere utili anche a chi, come gli anziani, non mastica di web app e download. A Bergamo, ad esempio, l’app www.oggicomestai.it, lanciata da Ats e Comune, permette di creare e aggiornare il profilo dei famigliari. In questo modo l’agenzia della salute può conoscere in tempo reale le condizioni dei cittadini, non solo di chi ha uno smartphone.

In attesa dei test, è l’unico modo per avere un’immagine più realistica della diffusione del contagio in provincia. E iniziare a programmare la fase 2 nel modo più indolore possibile, per tutti.


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Isaia Invernizzi

Giornalista professionista, lavora a L’Eco di Bergamo dal 2016. Redattore della cronaca cittadina dal marzo 2019 dopo tre anni in redazione web. Amante dei dati in tutte le loro forme.

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