«Da laici testimonianze di fede e umanità» Pentecoste, il grazie del vescovo Beschi
Il vescovo Francesco Beschi

«Da laici testimonianze di fede e umanità»
Pentecoste, il grazie del vescovo Beschi

La Veglia e la gratitudine per chi si è speso accanto agli altri in questi mesi di difficoltà. Domenica 31 alle 10.30 la celebrazione eucaristica in diretta su Bergamo Tv e sul sito.

La Veglia di Pentecoste presieduta sabato sera (30 maggio) dal vescovo Francesco Beschi in cattedrale ha fatto risuonare la voce dei laici e la loro testimonianza di quotidianità e di fede in questi mesi di pandemia. Sei i laici che hanno raccontato la loro esperienza all’interno di diversi ambiti individuando l’azione dello Spirito come dono di luce e di forza anche nei momenti più difficili. Nella Vigilia della Pentecoste il duomo ha accolto i rappresentanti delle aggregazioni laicali della diocesi.

«Credo che ciascuno di noi debba ringraziare coloro che hanno offerto testimonianze di fede e di umanità – ha detto il vescovo nella riflessione offerta ai fedeli presenti e a quanti hanno seguito la Veglia in collegamento con Bergamo Tv e con il sito web del nostro giornale –. C’è un patrimonio ricchissimo di fede e umanità che è emerso in questo momento di prova. Ad esso attingiamo nei momenti di emergenza e poi sembra perdere valore. Ma questo è il tempo, come ci ha ricordato Papa Francesco, di pesare ciò che conta e ciò che non conta, ciò che è prezioso da ciò che distrugge la nostra umanità».

Domenica 31 maggio, alle 10.30, sarà possibile seguire la celebrazione eucaristica con il Vescovo in Cattedrale anche su Bergamo Tv e sul sito de L’Eco di Bergamo.

Il vescovo ha delineato anche i pericoli di questa fase. «Siamo messi davanti alla tentazione di farcela da soli, con una volontà di potenza che si manifesta ancora adesso che stiamo riprendendo. Non è la volontà di potenza la soluzione di questa tragedia. Il vaccino che debellerà il virus è una necessità, la sua realizzazione una conquista, il percorso un grande impegno, ma se questo fosse nel segno di una volontà di potenza esibita, il virus non ci preserverebbe dal contagio dell’anima che è causa di ogni pandemia personale, sociale e sanitaria». Ha invitato ad accogliere il dono dello Spirito. «Ci libera dalla paura, dall’ansia, dalla delusione e alimenta la varietà delle esperienze umane. Più lo accogliamo più cresciamo in forza, coraggio e dedizione». Monsignor Beschi ha accennato ad alcune critiche mosse alla Chiesa in questo periodo. «Si è detto che nella Chiesa il clericalismo è tornato prepotente, concentrando l’immagine della Chiesa attorno a Papa, vescovi e sacerdoti. Sono osservazioni che fanno torto a quella realtà di dimensioni incalcolabili che è stata la testimonianza laicale. Quella offerta dalle famiglie, dagli operatori sanitari, da chi ha dato assistenza alle persone fragili, da chi si è occupato della nostra sussistenza e sicurezza, da chi ha prodotto i beni necessari, da chi ha svolto attività scolastiche, da chi ha avuto compiti istituzionali. Sono persone che hanno offerto testimonianza non con le parole, ma con la loro esistenza. Questa è la Chiesa: la testimonianza laicale».

Le voci dei laici hanno raccontato esperienze vissute nell’ambito della sanità, della famiglia, del lavoro, della fragilità. «Nella solitudine dei reparti chiusi alle visite dei familiari – ha raccontato Gianmariano Marchesi, ex primario di Terapia intensiva del Papa Giovanni XXIII – ho visto fiorire gesti di consolazione reciproca tra medici, infermieri e pazienti». Peter Assembergs, direttore generale dell’Asst Treviglio, ha parlato del dramma vissuto in ospedale e del sostegno della fede. Giancarlo e Maria Castelli hanno parlato della loro esperienza di famiglia nel cambiamento della quotidianità, nella condivisione degli spazi e del tempo, tenendo i contatti con chi viveva angoscia e dolore. La situazione dei luoghi di accoglienza con progetti di misure alternative al carcere è stata delineata da Sergio Cassera, volontario e operatore Caritas, che ha ricordato con affetto anche don Fausto Resmini. E Sergio Anesa ha aperto una finestra sul mondo del lavoro, che continua a svelare situazioni drammatiche nelle famiglie e nelle realtà lavorative.


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