Falso «Made in Italy» Bloccate in dogana 336 lavatrici

Falso «Made in Italy»
Bloccate in dogana 336 lavatrici

Sequestrate alla dogana: multato l’importatore «I marchi avrebbero tratto in inganno il consumatore». Durante l’estate intercettati fari cinesi e scarpe ucraine.

Tecnicamente si chiama «fallace indicazione di origine». In pratica sui prodotti c’era il classico marchio «Made in Italy», ma gli apparecchi non erano assolutamente fabbricati nel nostro Paese. In questo caso arrivavano dalla Russia: e sono stati bloccati alla dogana di Levate.

A essere sequestrate sono state, ieri, ben 336 lavatrici: «Riportavano il marchio dell’azienda – riferiscono alla dogana –, con l’indicazione della ragione sociale e dell’indirizzo della stessa», ma si trattava di fatto di una frode «extratributaria». Evidentemente per pagare di meno, la società produttrice le aveva fatte arrivare dalla Russia, pur avendo le indicazioni italiane. «Una procedura scorretta – proseguono i funzionari delle dogane –., che avrebbe indotto in inganno il consumatore sulla reale origine della merce».

Molto semplicemente l’acquirente avrebbe potuto comprare una lavatrice pensando fosse stata prodotta nel Belpaese, visti i marchi e le indicazioni della ragione sociale e l’indirizzo dell’azienda, mentre era stata realizzata – su indicazione dell’azienda italiana – in Russia. L’importatore verrà multato: gli sarà comminata una sanzione amministrativa. Inoltre i funzionari dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli di Bergamo hanno provveduto a informare dell’accaduto la Camera di commercio. Le 336 lavatrici sequestrate sono state intercettate e bloccate nella sede distaccata delle dogane a Levate, in via Fratelli Kennedy, nell’ambito di una specifica «attività di contrasto alle frodi extratributarie», come precisa la stessa dogana in una nota. Questo corposo sequestro di lavatrici è soltanto l’ultimo di una serie di merci intercettate alla dogana di Levate nel corso dell’estate, sempre con l’obiettivo di contrastare le frodi extratributarie. Soltanto la scorsa settimana era toccato a 512 paia di scarpe, realizzate e provenienti dall’Ucraina, anch’esse con una «fallace indicazione di origine», ovvero con il classico marchio «Made in Italy», accanto al logo di un’azienda bergamasca i cui clienti avrebbero pensato, comprando le scarpe, che fossero state realizzate in Italia.

Lo scorso luglio erano state invece sequestrate 139 confezioni di faretti e riflettori costruiti in Cina, ma con l’indicazione di una ditta bergamasca, in realtà in quel caso all’oscuro di tutto. Oltre allo scalo di Orio al Serio, la dogana di Levate è l’unica struttura della Bergamasca dalla quale passano praticamente tutte le merci in arrivo dall’estero e destinate alla nostra provincia.


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