Arrestati 7 terroristi «rossi» in Francia, tra loro anche il bergamasco Narciso Manenti
Narciso Manenti in una foto d’epoca

Arrestati 7 terroristi «rossi» in Francia, tra loro anche il bergamasco Narciso Manenti

Il blitz è avvenuto nella mattinata di mercoledì 28 aprile. La Procura di Bergamo: «Non c’erano motivi per non eseguire il mandato d’arresto». La figlia dell’appuntato Gurrieri: «Finalmente giustizia è fatta». Il padre di Manenti: «L’avevo sentito ieri».

Tra i sette ex terroristi italiani arrestati nella mattinata di mercoledì 28 aprile in Francia, nell’ambito dell’operazione «Ombre rosse» c’è anche il bergamasco Narciso Manenti, ex Nuclei Armati Contropotere Territoriale, condannato all’ergastolo nel 1986 per l’omicidio del carabiniere Giuseppe Gurrieri in Città Alta.

Gli altri arrestati sono: Giovanni Alimonti, ex Br, che deve scontare una pena di 11 anni, 6 mesi e 9 giorni; Enzo Calvitti, ex Brigate Rosse, condannato a 18 anni, 7 mesi e 25 giorni; Roberta Cappelli, ex Brigate Rosse, condannata all’ergastolo; Roberta Cappelli, ex Brigate Rosse, condannata all’ergastolo; Marina Petrella, ex Br, condannata all’ergasotolo; Giorgio Pietrostefani, di Lotta Continua, che deve scontare 14 anni, 2 mesi e 11 giorni; Sergio Tornaghi, ex Brigate Rosse,condannato all’ergastolo.
Altri tre brigatisti sono in fuga e attualmente ricercati. All’operazione ha partecipato anche la Polizia italiana.

I 7 saranno presentati entro 48 ore davanti alla procura della Corte d’appello di Parigi, poi un giudice dovrà pronunciarsi sul prolungamento della loro detenzione o sulla libertà condizionata. Tutto questo in attesa dell’esame, da parte della stessa Corte d’Appello, delle richieste di estradizione per ognuno di loro da parte dell’Italia.

«Il presidente Emmanuel Macron ha voluto risolvere questo problema, come l’Italia chiedeva da anni. La Francia, anch’essa colpita dal terrorismo, comprende l’assoluto bisogno di giustizia delle vittime». Inoltre, questa decisione - continua l’Eliseo - «rientra nella logica della necessità imperativa di costruire un’Europa della giustizia, in cui la reciproca fiducia sia al centro».

Procura di Bergamo

«Non c’erano motivi per non eseguire il mandato d’arresto» per Narciso Manenti, l’ex appartenente ai Nuclei armati Contropotere territoriale e la Procura di Bergamo «ha lavorato per dimostrarlo». Lo ha spiegato il procuratore della città orobica, Antonio Chiappani . L’arresto non era stato eseguito perché, da parte delle Autorità francesi si riteneva che non fosse a conoscenza del processo e quindi fosse stato condannato in contumacia. «In realtà agli atti risulta che ne fosse perfettamente a conoscenza».

Chi è Narciso Manenti

Narciso Manenti, di Telgate, è stato condannato all’ergastolo nel 1986 per l’omicidio del carabiniere Giuseppe Gurrieri, avvenuto davanti al figlio adolescente in Città Alta il 13 marzo 1979. L’omicidio nacque dall’intento di Manenti, che all’epoca faceva parte di un commando dei Nuclei armati per il contropotere territoriale, banda armata del terrorismo rosso, di gambizzare il dottor Piersandro Gualteroni, ai tempi anche medico del carcere. Il pronto intervento del carabiniere Gurrieri, in borghese perché si era recato nell’ambulatorio di via Donizetti per far visitare il figlio, aveva scombinato i piani.

Manenti non ha mai scontato un giorno di carcere per il delitto commesso perché protetto dalla «Dottrina Mitterrand» che garantiva ai rifugiati italiani in Francia, che hanno preso parte ad azioni terroristiche prima del 1981, una sorta di immunità, in quanto già integratisi con la società francese dopo aver troncato i legami con il passato.

La Procura di Bergamo di recente era tornata a sollecitare l’estradizione del condannato, rifugiatosi Oltralpe (l’ultima sua residenza nota rimane Châlette-sur-Loing, dove vivrebbe facendo l’elettricista). La questione era anche sul tavolo del ministro della Giustizia Marta Cartabia, che poche settimane fa ha avuto uno scambio di vedute definito proficuo con il collega francese, Eric Dupond-Moretti.

«Finalmente giustizia è fatta. Questa è la prima cosa che ci sentiamo di dire». È quanto riferisce all’Ansa Monica Gurrieri, figlia dell’appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri. La moglie e i due figli di Gurrieri abitano a Brescia. «Io avevo nove anni e mio fratello 14 e lui aveva visto dal vivo l’omicidio di mio padre» ha raccontato la figlia dell’appuntato. «Ho avuto la notizia dell’arresto da parte di un ex collega di mio padre che mi ha chiamata in lacrime dicendomi “ce l’abbiamo fatta”».

«Ho saputo che avevano arrestato mio figlio al telegiornale delle 13: è stato un colpo, non mi sembrava possibile, ci siamo sentiti martedì sera», ha commentato il padre di Manenti, Luigi, che abita a Bergamo. «I tutti questi anni – ha aggiunto – ci siamo sentiti e anche visti a Parigi, ha sempre detto che non aveva fatto nulla».

Il profilo degli atri arrestati

Omicidi di giudici e di appartenenti alle forze di polizia, sequestri di esponenti politici, uccisioni di dirigenti d’azienda. E’ lungo e riporta alla luce alcuni dei momenti più bui degli anni di piombo l’elenco dei reati di cui sono accusati i sette ex terroristi fermati questa mattina in Francia. Ecco le accuse e le condanne nei confronti di ciascuno dei sette, così come indicato nelle sentenze.

Giovanni Alimonti - 66enne ex brigatista. Tra i vari reati per i quali è condannato c’è anche il tentato omicidio del vice dirigente della Digos di Roma Nicola Simone, avvenuto il 6 gennaio del 1982 e durante il quale lui stesso rimase ferito al braccio destro. L’ordine di esecuzione della pena è stato emesso dalla procura generale presso la Corte d’appello di Roma a marzo del 2008: deve scontare 11 anni, 6 mesi e 9 giorni e la libertà vigilata per 4 anni per banda armata, associazione con finalità di terrorismo, concorso in violenza privata aggravata, concorso in falso in atti pubblici. Il mandato di cattura europeo emesso nei suoi confronti scade l’8 gennaio del 2022

Enzo Calvitti - anche lui 66enne ex brigatista, nato a Mafalda, in provincia di Campobasso. Deve scontare una pena di 18 anni, 7 mesi e 25 giorni e la misura della libertà vigilata per 4 anni per associazione sovversiva, banda armata, associazione con finalità di terrorismo, ricettazione di armi. La sentenza è divenuta esecutiva a settembre del 1992, il mandato di cattura europeo nei suoi confronti scade il 21 dicembre del 2021.

Roberta Cappelli - l’ex brigatista, 66enne, è responsabile di 3 omicidi avvenuti a Roma: quello del generale dei carabinieri Enrico Calvaligi, ucciso l’ultimo dell’anno del 1980, dell’agente di Polizia Michele Granato (9 settembre del 1979) e del vice questore Sebastiano Vinci (19 giugno 1981). A suo carico anche il ferimento di Domenico Gallucci (sempre a Roma il 17 maggio del 1980) e del vice questore Nicola Simone, il 6 gennaio del 1982, di cui è responsabile anche Alimonti. Deve scontare l’ergastolo con un anno di isolamento diurno per associazione con finalità di terrorismo, concorso in rapina aggravata, concorso in omicidio aggravato. Il mandato d’arresto europeo scade il 30 luglio 2022

Marina Petrella - la 67enne ex brigatista è responsabile, in base alle condanne, dell’omicidio del generale dei Carabinieri Enrico Galvaligi, di cui è accusata anche Roberta Cappelli, del sequestro del giudice Giovanni D’Urso, avvenuto a Roma il 12 dicembre del 1980, e dell’assessore regionale della Democrazia Cristiana Ciro Cirillo, avvenuto a Torre del Grego il 27 aprile del 1981 e nel quale furono uccisi due membri della scorta, dell’attentato al vice questore Nicola Simone (insieme a Cappelli e Alimonti). Il suo mandato di cattura europeo scade l’8 gennaio del 2022.

Giorgio Pietrostefani - il 78enne tra i fondatori di Lotta Continua e responsabile del servizio d’ordine del movimento deve scontare 14 anni, 2 mesi e 11 giorni per l’omicidio del commissario di Polizia Luigi Calabresi. L’ordine di esecuzione della pena è stato emesso il 15 luglio del 2008 dalla procura generale di Milano. il mandato di cattura europeo scade il 9 settembre 2023.

Sergio Tornaghi - Il 63enne, milanese, è anche lui un ex brigatista e tra i reati per i quali è stato condannato all’ergastolo c’è l’omicidio di Renato Briano, direttore generale della ’Ercole Marellì. Tra le accuse anche partecipazione a banda armata, propaganda e apologia sovversiva, attentato con finalità di terrorismo e eversione, detenzione e porto illegale di armi, violenza privata. Il mandato di cattura europeo scade il 5 maggio del 2023


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