I profughi ucraini: «Nel nostro cuore la speranza di tornare a casa»

Accoglienza In molti si presentano all’ufficio immigrazione della questura: non chiedono asilo ma una forma di protezione temporanea.

Si presentano con i moduli già compilati e con i passaporti in mano. Non chiedono asilo, ma solo una forma di protezione temporanea per il tempo strettamente necessario alla loro permanenza in Italia, sperando si tratti al massimo di qualche settimana.

All’ufficio immigrazione della questura, sabato mattina, c’erano Andriy, la moglie Alla e i loro nove figli, c’era Oleksandra, fuggita di notte dopo i primi bombardamenti sulla sua città, e c’era anche Vasyl, con la moglie Tetiana, i loro due bambini e i nonni. Ognuno con la propria storia: «Nel cuore abbiamo la speranza di poter tornare presto in patria». I primi 50 profughi arrivati dall’Ucraina, accolti in Seminario e al monastero Matris Domini delle suore domenicane, sono stati accompagnati dagli operatori della Caritas in questura per segnalare la loro presenza in Italia e per chiedere protezione durante la guerra. L’Unione europea ha assicurato che sarà concesso a tutti una sorta di asilo politico della durata un anno; presto la comunicazione ufficiale arriverà anche alla questura di Bergamo.

All’ufficio immigrazione della questura, ci sono Andriy, la moglie Alla e i loro nove figli

Sabato gli sportelli di via Noli erano aperti solo per loro: si cerca, grazie anche alla collaborazione delle associazioni, di gestire il flusso degli arrivi in questura con ordine e compostezza , considerando anche il fatto che la maggior parte di loro sono bambini. «Al momento, tutti coloro che si sono presentati erano in possesso del passaporto – spiega Barbara Ciacca, dirigente dell’Ufficio immigrazione –. In questa fase acquisiamo le pratiche e analizziamo i presupposti per il rilascio di una forma di protezione temporanea. Ci stiamo raccordando con le associazioni del territorio per creare un percorso virtuoso, del quale il nostro ufficio rappresenta solo una tappa».

«Nel cuore abbiamo la speranza di poter tornare presto in patria»

La prossima settimana arriveranno in questura altri profughi, sempre con la stessa procedura, a cominciare da chi è arrivato in città nelle ultime ore . Tuttavia non mancano quelli che si presentano da soli, dopo essere arrivati autonomamente in Italia e aver trovato una sistemazione in abitazioni private grazie all’aiuto di un parente o di un conoscente: «Queste persone arrivano ogni giorno alla spicciolata – dice ancora la dirigente dell’ufficio immigrazione –. La situazione è in continua evoluzione e non è possibile al momento sapere quante sono queste persone».

Casi di profughi lasciati senza accoglienza, comunque, non ne sono stati registrati ; nella notte tra venerdì e ieri due persone si sono presentate direttamente al monastero Matris Domini: «Non parlavano italiano e non sappiamo ancora come hanno fatto ad arrivare fin qui – dice don Roberto Trussardi, direttore della Caritas diocesana , che coordina l’accoglienza dei profughi –, ma li abbiamo accolti lo stesso dalle suore». Altri otto sono arrivati sabato mattina, portando a una quarantina il numero di coloro che hanno trovato ospitalità nel dormitorio dell’ex liceo del seminario. « Abbiamo ancora una ventina di posti a disposizione – prosegue don Trussardi –; dovremmo essere in grado di gestire la situazione per tutto il fine settimana, poi da lunedì i primi saranno trasferiti nelle abitazioni che parrocchie e privati hanno messo a disposizione in tutta la provincia ». E così si libereranno spazi per eventuali nuovi arrivi; potrebbero essere centinaia quelli in provincia di Bergamo, se la guerra dovesse continuare.

Casi di profughi lasciati senza accoglienza non ne sono stati registrati

E mentre sul territorio si stanno cercando posti per l’accoglienza anche nelle strutture che durante la pandemia si sono rese disponibili come Covid hotel, sul fronte sanitario tutti i profughi arrivati in città e gestiti dalla rete di associazioni che fa capo alla Caritas sono stati sottoposti a un tampone antigenico per il Covid; al momento nessuno è stato trovato positivo al test .

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