Il Serio e la crisi idrica: sempre meno acqua e più calda- Foto/Video

La ricerca sul Serio . Politecnico e Bicocca studiano l’alveo dal 2016: effetti evidenti del riscaldamento globale.Vita del fiume minacciata da periodi di secca prolungati e alte temperature. «Intervenire sulla gestione idrica».

«La situazione attuale del fiume Serio mostra come sia oramai necessario accettare la conclamata evidenza del cambiamento climatico e dei suoi impatti sulla risorsa idrica fluviale e sugli ecosistemi». La conferma è il risultato della ricerca sul campo, intitolata in modo incisivo «Fa caldo sul Serio», condotta dal 2016 dal Climate-Lab del Politecnico, in collaborazione con l’Università di Milano Bicocca. «Lo studio evidenzia gli effetti combinati di riscaldamento globale e alterazioni antropiche sul Serio, largamente sfruttato per la produzione idroelettrica e popolato da specie ittiche sensibili, come la trota fario e la trota marmorata», spiega Daniele Bocchiola, coordinatore del Climate-Lab e docente di idrologia presso il Politecnico.

«L’effetto della siccità, con scarsi deflussi fluviali per periodi prolungati, impatta negativamente sulla qualità dell’habitat ittico, favorendo lo scambio termico con l’atmosfera e portando a un ulteriore incremento della temperatura. Lo sfruttamento idroelettrico – aggiunge Bocchiola – altera il naturale regime fluviale sia da un punto di vista idraulico che termico: la presenza di canali di derivazione riduce l’acqua all’interno del fiume; i flussi residui scorrono più lentamente, così che d’estate il fiume è maggiormente soggetto a sbalzi di temperatura». La condizione del fiume può peggiorare in futuro. «La variazione del regime delle piogge e l’aumento di temperatura metteranno a rischio la sopravvivenza dei salmonidi, sensibili a patologie legate alla temperatura dell’acqua come la Pkd, proliferative kidney disease, la malattia proliferativa renale, fortemente contagiosa». La soglia critica per l’acqua è 15 gradi.

«Quando è superata per periodi lunghi, c’è una maggiore possibilità di diffusione della Pkd: ad oggi è oltrepassata per dieci giorni annui, nei prossimi venti, trent’anni potrà esserlo per venti giorni o più. Le trote vivono in acque turbolente, fresche, ossigenate; acque ferme e calde non sono un buon habitat. La nostra ricerca si basa su una stazione fissa di monitoraggio in un piccolo torrente d’alta quota del bacino seriano, il Sanguigno, e su campionamenti nell’alveo principale. Se la temperatura dell’aria permane elevata per qualche giorno, anche quella dell’acqua, con un minimo ritardo, aumenta». Il modello della temperatura attuale del Serio, calibrato sui rilevamenti, è stato confrontato con due scenari futuri dell’ultimo rapporto dell’Ipcc, il Panel intergovernativo dell’Onu sul cambiamento climatico: il più ottimista, Ssp 2.6, con emissioni di gas serra basse, e il più pessimista, Ssp 8.5, con emissioni molto alte, dove Ssp sta per shared socioeconomic pathways, percorsi socioeconomici condivisi. «Nel primo scenario, dopo il 2050, la temperatura, teoricamente, dovrebbe iniziare a calare lievemente; nel secondo si ha un evidente rialzo termico, con valori medi persino superiori, nel tratto di valle del Serio, ai 15 gradi, la soglia per l’insorgenza della malattia Pkd». Lo studio locale riporta alla necessità di rispettare gli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra, previsti dall’Accordo di Parigi, per contenere l’aumento della temperatura media globale tra +1,5 e +2 gradi rispetto al periodo pre-industriale.

Il fiume Serio a Seriate e Grassobbio. Video di Yuri Colleoni

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«Adattarsi a questa variazione potrebbe essere possibile, a una di +4 o +5 gradi sarebbe molto più difficile. Negli ultimi vent’anni il clima è evoluto verso lo scenario peggiore». Intanto sono realizzabili azioni locali per salvaguardare la fauna ittica. «Si può supplire alla poca disponibilità di acqua cambiando il regime della gestione idrica. Il Serio, come molti fiumi alpini, è sfruttato per ragioni idroelettriche, industriali, agricole. Regolazioni che tengano conto anche dei bisogni degli ecosistemi possono aiutare. Il deflusso minimo vitale è determinato da regole amministrative e prevede una portata costante per chilometro quadro. Ora il tema si sta studiando meglio con esperimenti sul campo: in alcuni mesi potrebbe essere necessario incrementare il deflusso, in altri si potrebbe forse diminuire. I volumi per la raccolta dell’acqua nei periodi di disponibilità possono essere accresciuti tramite una rete di piccoli invasi, malgrado problemi tecnici come la perdita per infiltrazione nel terreno e l’evaporazione, evitabile ipotizzando serbatoi ipogei. Bisogna ridurre le perdite dell’uso idropotabile e rendere più efficiente l’irrigazione, per esempio con sistemi a goccia anziché per sommersione».

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«I giorni senza precipitazioni – ricorda Bocchiola – sono destinati ad aumentare, arrivando a 90-100 consecutivi. Dai primi del ’900 la media sul bacino del Po è passata da una stima di circa 1.200 millimetri annui d’acqua a una di 1.000, con una diminuzione del 20 per cento circa, molto significativa per un bacino di 70 mila chilometri quadri che copre gran parte del Nord Italia. Dal 1950 l’area totale dei ghiacciai alpini è scesa da circa 700 a 300 chilometri quadri; la scarsità di manto nivale è iniziata almeno dagli anni ’90, diventando molto più visibile negli ultimi cinque anni. Inverni con nevicate intense sono possibili anche se la media della quantità è bassa. In primavera e d’estate l’acqua di fusione nei fiumi è diminuita». «Resta il rischio – conclude Bocchiola – della competizione per l’uso della risorsa idrica, in particolare durante la stagione irrigua. Il possibile conflitto si sopisce solo se c’è abbondanza d’acqua. La strategia per evitarlo ci riporta alla necessità della mitigazione, cioè del taglio delle emissioni con fortissima riduzione dell’uso dei combustibili fossili, sviluppo di sistemi di riassorbimento della CO2, vaste piantumazioni. Il fenomeno del riscaldamento globale ormai è in moto: il sistema climatico ha un’inerzia tale che la mitigazione può richiedere un processo molto lungo».

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