Il sindaco Gori dopo il corteo di protesta «Facile che il dolore diventi rabbia, restiamo uniti»

Il sindaco Gori dopo il corteo di protesta
«Facile che il dolore diventi rabbia, restiamo uniti»

Con un post sui social il sindaco di Bergamo prende posizione dopo il corteo di protesta di alcune centinaia di persone che giovedì sera ha attraversato la città fermandosi sotto la sua abitazione. Il primo cittadino: «Capisco perfettamente la preoccupazione, ma la decisone è del governo».

Il sindaco Giorgio Gori ha risposto con questa riflessione e con un appello alla protesta contro il nuovo Cdpm che giovedì sera aveva portato alcune centinaia di persone da Palazzo Frizzoni fino sotto la sua abitazione.

«Capisco perfettamente, scrive Gori, la preoccupazione – in alcuni casi la disperazione – di chi vive della propria attività e teme in queste ore che la nuova chiusura possa darle il colpo di grazia. Ho sostenuto la richiesta di ristori immediati». Ma ribadisce che in questo caso il sindaco «non c’entra però nulla con la decisione di indicare come “rossa” una certa area territoriale. Decide il governo e lo fa a tutela della salute delle persone». E continua «Chi però si è mescolato a quel corteo con il solo scopo di strumentalizzarlo sa bene quali siano le competenze dei diversi livelli istituzionali. In un momento come questo, con tanta gente angosciata per il proprio futuro, buttare benzina sul fuoco, indicare un bersaglio solo per interesse di parte, è a mio parere grave e piuttosto pericoloso».

Il primo cittadino fa appello alla coesione soprattutto in momento difficile come questo : «É perciò un invito alla responsabilità, il mio, rivolto alle forze politiche e alle rappresentanze associative che si rendono conto della delicatezza di questo momento, soprattutto per una città ferita come la nostra. Dove è facile che il dolore diventi rabbia, e tanti sforzi per coltivare la coesione sociale vadano rapidamente in fumo».

Si erano ritrovati in un centinaio intorno alle 21 di giovedì 5 novembre davanti a Palazzo Frizzoni per protestare contro il Dpcm e chiedere di poter lavorare. Poi pian piano i manifestanti sono diventati sempre di più, fino ad arrivare a circa 400 persone. Un gruppo eterogeneo di manifestanti: dai commercianti, ai tassisti, ristoratori, pizzaioli, ma anche negazionisti. Al gruppo si è aggregata anche una delegazione di Casapound, che ha sventolato bandiere tricolore. Proprio loro, intorno alle 21,30, hanno preso la testa di un corteo non autorizzato in direzione di Città Alta, fuori dalla casa del sindaco. Arrivati sul posto, hanno iniziato a intonare cori contro il sindaco, urlando «Libertà!». Verso le 22,30 qualcuno ha acceso anche dei fumogeni. «Bergamo non si ferma», «Bergamo ha già dato», «Il lavoro è un nostro diritto», «Noi non chiudiamo»: questi erano alcuni dei cartelli che hanno portato i manifestanti davanti al municipio e a casa Gori.


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