Inchiesta tangenti, il tariffario per i cinesi «Il permesso? Fa 11 mila euro»

Inchiesta tangenti, il tariffario per i cinesi
«Il permesso? Fa 11 mila euro»

Dalle carte dell’indagine i dettagli del presunto sistema delle pratiche. artefatte. Le difese: revocare le misure.

«Pronto, per il permesso per tre persone quanto chiedi?», domanda la signora cinese intercettata al telefono. Risposta di «Luca» Dong, in agenzia. «11 mila (euro), su Bergamo. Con il permesso in mano. E non c’è bisogno che vieni a lavorare a Bergamo». Luca Dong è Gaojian Dong, collaboratore dell’agenzia di Leandra Arnaldo Pavorè e Xiaochao «Giovanni» Dong, in carcere da lunedì mattina con la Pavorè, Giovanni Dong, l’ex impiegata dell’agenzia Luana Calvi e l’agente della Polizia locale di Bergamo Andrea Sciortino nell’inchiesta avviata nel luglio 2016 sul presunto giro di pratiche false per permessi di soggiorno, residenze e ricongiungimenti per più di 200 cittadini cinesi tra il 2015 e il 2017.

Sono accusati in concorso di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso e corruzione, così come il collaboratore dell’agenzia Lorenzo Fasulo, l’impiegato in servizio alla Questura di Bergamo Pierpaolo Perozziello, il segretario comunale Saverio De Vuono, l’agente della Locale di Bergamo Leo Pezzimenti e il comandante della Locale di Orio Mattia Cirrone, ai domiciliari. Un sistema costruito sulla «catena di Sant’Antonio» che poggia sull’agenzia Pavorè e che «non lascia adito a dubbi sulla sistematicità e la professionalità degli indagati», scrive il gip Ilaria Sanesi nelle 83 pagine di ordinanza e del quale usufruiscono cinesi da ogni parte d’Italia, come emerge dalle intercettazioni.


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