Omicidio Colleoni, i lampioni rotti e la lite Screzio fatale in un rapporto difficile
Il vialetto teatro del delitto: si notano a terra i due lampioni abbattuti e causa della lite (Foto by Yuri Colleoni)

Omicidio Colleoni, i lampioni rotti e la lite
Screzio fatale in un rapporto difficile

Da un diverbio l’aggressione costata la vita a Franco Colleoni. Martedì 5 gennaio l’interrogatorio del figlio, giovedì l’autopsia chiarirà la dinamica.

I lampioni del vialetto d’ingresso al ristorante rotti. Sarebbe stata questa la causa scatenante della lite culminata, sabato mattina nel giardino del «Carroccio» di Brembo di Dalmine, con l’omicidio di Franco Colleoni, 68 anni, un passato di dirigente provinciale dell’allora Lega Nord e da oltre vent’anni titolare del locale situato sotto casa. Questa mattina comparirà davanti al gip il figlio minore Francesco, 34 anni, dall’alba di domenica in carcere con l’accusa di aver volontariamente ucciso il genitore al culmine di una lite.

L’ennesima, stando a quanto hanno ricostruito i carabinieri di Treviglio: gli screzi tra il genitore – dal carattere un po’ burbero e autoritario – e il figlio contitolare e cuoco del locale erano piuttosto frequenti. E ogni scusa era buona: nel caso di sabato mattina, a scatenare la lite sarebbero stati i due lampioni del vialetto dove poi Colleoni è stato ucciso. Pare che le lampadine fossero da cambiare e Colleoni senior avesse chiesto al figlio di provvedere. Alla sua risposta non accomodante, Franco si sarebbe avvicinato a Francesco e l’avrebbe colpito con uno schiaffo o un pugno. Nella colluttazione il figlio fa poi cadere il genitore, che forse picchia il capo sul cordolo in pietra dello stesso vialetto: contro il quale – è l’accusa – Francesco avrebbe poi più volte sbattuto la testa del padre, il cui cranio è stato infatti trovato fracassato. Potrebbe dunque non essere stata usata alcuna arma contundente (i carabinieri hanno sequestrato diverse suppellettili da giardino, ma anche alcuni sassi e pietre). A chiarire questi aspetti sarà l’autopsia, che il pm titolare del caso, Fabrizio Gaverini, ha fissato per giovedì mattina alla camera mortuaria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Nella ricostruzione dei fatti fornita ai carabinieri e allo stesso pm nella nottata di sabato, Colleoni junior avrebbe ammesso il litigio violento col padre, salvo poi riferire di un blackout per le fasi successive. Avvisato infatti dalla madre Tiziana Ferrari, da tempo separata da Franco e residente in un’altra ala del cascinale-ristorante, dopo che alcuni vicini avevano riferito a quest’ultima, rientrata dalla spesa, di aver sentito alcune grida nel cortile (circondato da un muro alto due metri e mezzo e dunque non visibile da via Sertorio) avrebbe chiesto proprio a Francesco di andare a vedere: il trentaquattrenne avrebbe così finto di scoprire solo a quel punto il corpo del genitore senza vita (erano le 11,30 e il delitto risalirebbe alle ore precedenti), avvisando quindi la stessa madre e suo fratello maggiore Federico e, a quel punto, chiamando il 112.

Lampioni a terra

Proprio l’efferatezza dell’aggressione ha fin da subito fatto traballare l’ipotesi di un fatto compiuto da un estraneo entrato in casa per un furto e scoperto da Colleoni padre, per questo ucciso: anche la casa del genitore sarebbe stata messa a soqquadro da Francesco per simulare maldestramente un furto, ma anche su questo fronte i ricordi di Colleoni figlio si fanno confusi. Nel giardino sono rimasti a terra due lampioni, forse divelti proprio durante la colluttazione tra padre e figlio. Francesco non era sotto l’effetto di alcol e droghe, né aveva precedenti di alcun genere.

Le liti invece pare fossero frequenti: almeno in un caso, in passato, anche l’altro figlio aveva chiamato i carabinieri per una lite con il padre, ma poi la vicenda non era sfociata in alcuna denuncia formale. Federico però svolge un altro lavoro e vive nell’ala più a nord della grande cascina ristrutturata, mentre Francesco aveva rapporti frequenti – e sempre molto tesi – con il padre, per via della gestione congiunta del ristorante di famiglia. I cui dipendenti hanno riferito, fin da sabato, dopo il ritrovamento del corpo senza vita del loro datore di lavoro, dei continui screzi tra padre e figlio. Nessuno però avrebbe immaginato che la situazione potesse un giorno degenerare in un epilogo così drammatico. Oggi si capirà se Francesco Colleoni, assistito dall’avvocato Pasquale Silvestro, entrerà meglio nei dettagli dell’accaduto e se il passare dei giorni gli abbia fatto tornare la memoria sui momenti drammatici di sabato mattina.


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