Ospedale, 22 operatori aggrediti in 2 anni Corso all’ospedale Papa Giovanni XXIII

Ospedale, 22 operatori aggrediti in 2 anni
Corso all’ospedale Papa Giovanni XXIII

Aggressioni verbali, minacce e violenza fisica in aumento nelle strutture ospedaliere. L’ospedale Papa Giovanni XXIII propone un corso per i professionisti.

Aggressioni verbali, minacce e violenza fisica ai danni degli operatori sanitari: un fenomeno in crescita che sta assumendo dimensioni preoccupanti e che sta sempre più dilagando nelle corsie ospedaliere in tutta Italia. L’Asst Papa Giovanni XXIII ha organizzato un evento formativo rivolto ai suoi operatori interni e aperto a professionisti sanitari di altre strutture, dal titolo «La violenza nei confronti degli operatori del Sistema Sanitario: conoscere, comprendere, intervenire!». Il convegno si terrà lunedì 10 dicembre all’auditorium «L. Parenzan» del Papa Giovanni XXIII, p.le OMS, 1 con inizio alle ore 9,00. Sono sei le ore di formazione previste, con l’obiettivo di offrire strumenti teorici e pratici per la tutela di chi tutti i giorni si trova in prima linea a dover gestire il fenomeno.

Il convegno intende indagare le dimensioni del fenomeno e comprenderne le dinamiche per poter definire misure efficaci di prevenzione, percorsi attivabili da parte delle aziende sanitarie con riferimenti comuni per l’attivazione di procedure di sicurezza. Numerosi e vari i punti di vista che saranno messi a confronto, per un fenomeno senza dubbio complesso: medici, infermieri, psicologi, responsabili della Medicina del Lavoro, dei Comitati per le pari opportunità, dei servizi di Prevenzione e Protezione e Risk Management, degli URP e degli uffici a contatto con il pubblico, delle associazioni di categoria delle professioni sanitarie, gli esponenti del mondo sindacale. Tra i relatori anche una rappresentanza della Regione e della Rete dei Comitati Unici di Garanzia (CUG): in discussione è infatti la promozione di un tavolo tecnico permanente di coordinamento sulla materia.

L’Asst Papa Giovanni XXIII, struttura con numeri in crescita e attrezzata per casi gravi e complessi, inclusa l’emergenza-urgenza e il trauma maggiore, è fin dalla sua nascita molto sensibile al fenomeno. Le misure di sicurezza sono in progressivo rafforzamento. In Pronto soccorso sono previsti pulsanti antipanico e un sistema di videosorveglianza. Già presente agli Ospedali Riuniti, il sistema di sorveglianza interno è stato rafforzato con il trasferimento all’Ospedale alla Trucca. Il sistema di sicurezza di operatori e utenti prevede la presenza in ospedale di 5 sorveglianti armati durante il giorno e 4 durante la notte. Le ronde mirate e/o su chiamata, sono composte da almeno 3 unità al giorno e 2 di notte, e operano in contatto diretto con le forze dell’ordine, presenti in Pronto Soccorso con un presidio di polizia.

Seppure in assenza di dati certi, tutti gli osservatori assicurano che il fenomeno delle aggressioni nelle strutture sanitarie è in continua crescita. Il ministero della Salute, nel marzo scorso, ha istituito un «Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie». Nell’agosto 2018 il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di Legge, ora all’esame del Parlamento, che prevede una modifica del codice penale con circostanze aggravanti nei confronti di chi commette reati con violenza o minacce ai danni degli operatori sanitari nell’esercizio delle loro funzioni. Lo stato dell’arte di questa proposta di modifica normativa sarà al centro di una tavola rotonda nella sessione pomeridiana del Convegno.

Tutti gli attori coinvolti concordano sulla necessità di promuovere percorsi condivisi di censimento del fenomeno. Al Papa Giovanni XXIII sono stati 22 i casi di operatori che nel biennio 2016-2017 si sono rivolti al Pronto Soccorso in seguito ad aggressioni fisiche. In tutti questi casi sono stati refertati alcuni giorni di prognosi. Ma questo dato cela una realtà di dimensioni senza dubbio maggiori. Le aggressioni fisiche, di varia intensità e gravità, si attestano su alcune decine di casi all’anno. Solo la presenza costante del servizio di vigilanza interno, in molti casi, evita che il fenomeno degeneri ai danni degli operatori coinvolti. Per non parlare degli episodi che si limitano al livello verbale o alle minacce, pur senza tradursi in atti di violenza concreta.


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