Rsa Giovanni Paolo I di Seriate Al via la campagna vaccinale

Rsa Giovanni Paolo I di Seriate
Al via la campagna vaccinale

È partita martedì 12 gennaio la campagna vaccinale nella Rsa Giovanni Paolo I di Seriate, che ha ricevuto dalla Asst Bergamo Est 118 dosi di vaccino Pfizer Biontech, per 62 ospiti e 56 operatori socio-sanitari.

Tra i primi a essere vaccinati tra martedì e mercoledì gli anziani che vivono in residenza, a seguire i dipendenti. «Rilevo con soddisfazione il tempestivo arrivo dei vaccini nella nostra casa di riposo, consegnati dalla Asst Bergamo Est, che ringrazio – dichiara il sindaco Cristian Vezzoli -. È un segnale di attenzione verso le persone più fragili ed esposte al rischio di contagio. Somministrare i vaccini rende più sicura la nostra Rsa, i suoi ospiti e il personale in un’ottica di sanità pubblica e attenzione per la salute delle persone».

«L’arrivo dei vaccini è stato accolto positivamente – dichiara il responsabile amministrativo della Rsa Tiberio Foiadelli -.Martedì il Distretto Bergamo Est, attraverso l’hub di Alzano Lombardo, ci ha consegnato 118 dosi. Di queste, 62 le stiamo somministrando agli anziani, che verranno vaccinati tutti entro mercoledì, mentre da giovedì 14 gennaio partirà la vaccinazione degli operatori socio-sanitari. L’augurio è che altre Rsa come la nostra vengano messe in protezione per garantire maggiore sicurezza sanitaria agli ospiti e al personale. Poi, in base allo sviluppo dell’andamento epidemiologico, le organizzazioni sanitarie competenti decideranno il da farsi sulle modalità di riapertura della struttura, che per ora permette le visite a distanza di un paio di familiari, grazie alla stanza degli abbracci. Di certo, l’uso di mascherine e dei sistemi di protezione ha abbassato molto la diffusione di influenze e di mali stagionali».

Da marzo a oggi tutto il personale socio-sanitario della Rsa Giovanni Paolo I è stato impegnato nel fronteggiare l’ondata del Covid -19, che ha causato il decesso di 18 anziani a marzo e di 5 ad aprile su un totale di 70 ospiti. «Sono stati mesi orribili – commenta Foiadelli -. Sin dal 2 marzo, pur in assenza di indicazioni precise, abbiamo bloccato gli accessi dei familiari e predisposto un piano emergenziale per garantire assistenza e cura. È stata dura vedere morire persone anziane, pur se ultraottantenni, che non potevano essere ricoverate in ospedale». Dopo la prima ondata di pandemia, nella Rsa si è registrato un abbassamento della contagiosità: a fine estate, grazie a uno screening effettuato tra gli ospiti sottoposti a test sierologici, si è notata una «immunità» degli anziani in residenza e a oggi non sussiste nessun focolaio.


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