Simone Moro: «Sulle Mura ci sono nato  Il primo abbraccio? Scalandole a 14 anni»

Simone Moro: «Sulle Mura ci sono nato
Il primo abbraccio? Scalandole a 14 anni»

Migliaia di abbracci di mamme, papà, bambini, nonni, ragazzi. Domenica sulle Mura erano in 11.507, uniti dall’amore per la propria città.

E abbracciati attorno ad un’idea, hanno battuto un Guinness record mondiale, la staffetta di abbracci più lunga del mondo (a breve, scopriremo se Bergamo si è aggiudicata anche il Guinness per il più alto numero di abbracci in simultanea).

Nella riuscita dell’impresa c’è lo zampino di Simone Moro, alpinista bergamasco che proprio lo scorso marzo raggiungeva la cima del Nanga Parbat, diventando il primo uomo a conquistare quattro ottomila in inverno. Ma prima di raggiungere le vette della terra, i primi passi Simone Moro li ha mossi sulle Mura. Lui già allora le stringeva in un abbraccio, covando i sogni di grande arrampicatore, quale è diventato. Ha accettato di commentare l’impresa compiuta (non senza fatica, sotto il sole e con attese arrivate alle cinque ore) dalla gente bergamasca domenica sera. Il primo Guinness raggiunto dalla nostra città, grazie alla forza della gente, a sostegno della candidatura delle antiche Mura veneziane a Patrimonio Unesco.

Simone, ti abbiamo visto alla conferenza stampa di presentazione del «Grande abbraccio». Abbiamo saputo che hai dato una mano anche dal punto di vista logistico, ma l’organizzazione non ci ha svelato molto di più… Raccontaci. «Il Comune mi ha chiesto aiuto perché serviva una base per l’elicottero (che ha volato sopra le Mura facendo le riprese durante l’abbraccio, ndr). Personalmente avevo da subito sposato questo progetto, ma era importante avere l’ok del proprietario dell’eliporto “Pighèt”, Giancarlo Aletti. Anche lui è stato subito d’accordo e la base, una delle poche in Italia così attrezzata, è stata messa a disposizione. Il Pighèt è la base delle mie attività, usarlo per l’abbraccio delle Mura lo ha valorizzato. Purtroppo troppo spesso le risorse locali si danno per scontate».

È un rischio che vale anche per le nostre Mura? «Purtroppo sì. Ma è invece fondamentale valorizzare la nostra città e il suo potenziale economico. Per questo credo fortemente nella candidatura delle Mura a Patrimonio Unesco».


Leggi l’intervista completa su L’Eco di Bergamo in edicola il 5 luglio 2016

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