Ucraina in guerra, il racconto delle mamme arrivate a Bergamo: «Così abbiamo salvato i nostri figli dalle bombe»

Le storie Il drammatico racconto di due mamme: «Scorta di benzina e viaggio sotto attacco con mia figlia e i cagnolini». «Ci sono molti morti, tutti civili». Le famiglie accolte al monastero di Matris Domini.

Ucraina in guerra, il racconto delle mamme arrivate a Bergamo: «Così abbiamo salvato i nostri figli dalle bombe»
Angelita Kapliuk con la figlia di 3 anni e i due cagnolini
(Foto di Colleoni)

Angelita e Julia. Fino a pochi giorni fa non si conoscevano, ma hanno molto in comune. Sono due giovani mamme ucraine, sono scappate dal loro Paese, sono arrivate a Bergamo dopo viaggi lunghi e faticosi, sono attualmente ospitate nel monastero Matris Domini delle suore di clausura. Quello che colpisce ascoltando i loro racconti è l’apparente tranquillità, dettata forse dalla consapevolezza che non avevano alternative per mettere in salvo i propri figli.

In auto da Zaporizya

Angelita Kapliuk ha 29 anni. È arrivata tre giorni fa in Italia, ha scelto Bergamo perché già aveva visitato la nostra città e la Lombardia da turista e le era piaciuta molto. Ha viaggiato con la sua auto da Zaporizya, con la figlia Kiva di tre anni e i suoi due cagnolini, Lucky e Ricky, che in questi ultimi giorni hanno vissuto in auto. Angelita già nel 2013 si era trasferita da Donetsk, subito dopo il bombardamento dell’aeroporto, lasciando la zona calda del Donbass. In Ucraina la giovane donna lavora per una organizzazione no profit. Dopo il primo attacco la decisione è stata immediata: partire con la figlia, la mamma e la suocera. «L’idea era prima di spostarsi ad ovest, poi di portare oltre il confine con la Polonia loro e poi tornare in Ucraina per aiutare il mio Paese, le nonne però hanno entrambe cambiato idea. Vivono in campagna e sentono che la situazione è meno drammatica. Le città invece sono bombardate quotidianamente e distrutte. Mi sono così ritrovata ad affrontare il viaggio da sola». Con lungimiranza Angelita prima di giovedì 24 aveva fatto il pieno all’auto, e preparato anche una tanica di benzina.

Il tentativo a Kiev

Una volta partita, ha tentato di raggiungere un’amica a Kiev, «ma era difficile trovare la strada che non fosse bombardata e superare i posti di blocco; impossibile per me entrare in città e per lei uscire. In questi giorni la sto sentendo per telefono. È ancora nel suo appartamento. Vive in corridoio, la parte più sicura della casa. Anche mio marito è rimasto in Ucraina, sta aiutando come volontario chi porta soccorso ». La prima tappa per mamma e figlia è stata a Sumy, poi Kamianets-Podilskyi e Ivano-Frankivs’k. Ci sono voluti tre giorni di viaggio per arrivare alla frontiera con la Romania; Angelita ha cercato di guidare senza fermarsi, ma nelle città ha fatto sosta per riposarsi. Lì però ha trovato il suono delle sirene, il coprifuoco, la corsa ai bunker per proteggersi, la paura.

«L’Est dell’Ucraina è distrutto»

«In Romania alla frontiera siamo stati fermi un giorno. Lì ho incontrato tante persone che mi hanno aiutata, dandomi cibo, anche soldi, addirittura mi hanno fatto il pieno di benzina gratis». Dalla Romania in Italia l’ultima tappa, fino in via Locatelli. Mentre parliamo con Angelita arriva la bella notizia che entro sera potrà trasferirsi in un appartamento in città: «Sono felice. Il futuro? Non so, l’Est dell’Ucraina è distrutto. Come posso tornare lì con la mia bimba?».

«Abitavo vicino alla base militare»

Ha 28 anni Julia Markelova. A Bucha ha lasciato casa, il lavoro di massaggiatrice, genitori, amici, marito . «È lui che ha voluto che con nostro figlio Alexander di due anni e mezzo lasciassi l’Ucraina. Con noi anche la nonna Tatiana, che mi aiuta molto con il bimbo». Julia abitava a 20 km da Kiev e il primo bombardamento è stato per lei uno shock, «per me era la prima volta, mentre mio marito, originario del Donetsk, era già abituato a situazioni di questo tipo. Subito abbiamo pensato di spostarci, dirigendoci a Kamianets-Podilskyi, ma poi la situazione è precipitata. Io volevo rimanere in città, ma a 7 km si trova un aeroporto militare. Era molto rischioso. In generale le città vengono bombardate, la gente non può muoversi, non ci sono rifornimenti, non è possibile che arrivino aiuti umanitari, tutto è distrutto».

Video e foto impressionanti

Julia mostra video e foto della sua casa colpita dalle bombe, si vedono edifici in fiamme, danneggiati, le finestre infrante, le strade non percorribili: «La nostra casa è stata bombardata. Ci sono molti morti, sono tutti civili». Dopo un viaggio faticosissimo di 5 giorni in auto con alcuni conoscenti, Julia appare ora quasi tranquilla: «I miei parenti ed amici stanno tutti bene; sono contenta di essere arrivata in Italia, Bergamo mi sembra molto bella, ogni passeggiata è una scoperta. Non ho però intenzione di fermarmi qui. Desidero tornare a casa».

Riconoscenti per l’accoglienza

Le due mamme si dicono riconoscenti per l’accoglienza ricevuta, più disorientate appaiono le signore meno giovani ospitate nel monastero. Ad oggi sono 16, 27 invece le persone accolte in Seminario. «Per qualcuno è la prima volta fuori dall’Ucraina, alcune donne sono preoccupate e spaventate – dice Tania, l’interprete volontaria che ci ha aiutato a raccogliere la testimonianza di Angelita e Julia – . C’è grande smarrimento, nessuno si aspettava quello che è accaduto. Io stessa sono stata in Ucraina per visitare parenti e per lavoro all’inizio di febbraio, e non si immaginava che i russi avrebbero messo in atto le minacce».

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