Università, lezioni al via il 5 ottobre
Settimana lunga e orari più flessibili

Didattica a distanza per i corsi più affollati e i fuorisede, aiuti agli studenti in difficoltà economiche. Iscrizioni aperte sino a settembre, servizi digitali potenziati. Domani il ministro incontra i rettori lombardi.

Il semestre si chiuderà il 31 luglio, in piena fase 2, ma l’Università di Bergamo sta programmando il futuro e guarda alla fase 3. Senato e Cda hanno delineato ieri in una seduta fiume l’avvio dell’anno accademico 2020-2021. Non poche le novità. Le lezioni inizieranno per tutti i dipartimenti il 5 ottobre, gli orari saranno elastici e più flessibili rispetto al passato, le lezioni anche di sabato e durante le sessioni d’esame.

«La pandemia ha cambiato i progetti di molti – spiega il rettore Remo Morzenti Pellegrini – per questo abbiamo deciso di dare agli studenti più tempo per iscriversi, prolungando sino a settembre la possibilità di sostenere i test di accesso ai corsi di laurea e di formalizzare le immatricolazioni. Abbiamo fatto il punto per definire tutti gli scenari possibili da mettere in atto per l’avvio della fase 3, in massima sicurezza. In un momento di disorientamento generale, ora che siamo in una fase 2 avanzata dell’emergenza Covid-19, tenendo conto del contesto territoriale e nazionale, l’Università deve essere un punto di riferimento culturale e non solo». Si torna gradualmente alla normalità ma con un nuovo modello didattico, più flessibile, in grado di rispondere a cambiamenti improvvisi.

«La didattica a distanza continuerà ad essere parzialmente presente con tutti i vantaggi che, se propriamente utilizzata, porta con sé – continua il rettore –. Non tutti torneranno in aula, daremo agli studenti dei corsi più affollati, ai fuori sede e agli stranieri la possibilità di seguire le lezioni a distanza. Mentre per le matricole stiamo pensando ad attività in presenza, a gruppi e in sicurezza. Le modalità attuative saranno in ogni caso decise nella prossima seduta degli organi accademici a fine luglio. Siamo pronti ad ogni possibile scenario». Sino alla fine di settembre esami e tesi continueranno ad essere telematici. Le tesi di laurea della sessione estiva saranno gestite a distanza, con le stesse regole della sessione primaverile (discussione per le magistrali, proclamazione a distanza per gli altri corsi).

La fase 3 sarà caratterizzata da consistenti investimenti economici per adeguare le strutture tecnologiche delle aule e consentire una didattica on line di qualità. Grazie a 800 mila euro di finanziamenti ministeriali l’ateneo sta potenziando la digitalizzazione della didattica e dei servizi agli studenti, ha avviato corsi di formazione per tutto il personale, docente e tecnico-amministrativo, acquistato dispositivi hardware e licenze software e implementato i servizi bibliotecari digitali. Sta lavorando al distanziamento fisico nelle aule (in attesa delle indicazioni dei ministeri di Università e Salute e dell’Inail) e ha previsto l’acquisto di apparecchiature elettroniche che misurino la temperatura al solo passaggio delle persone, per evitare assembramenti in ingresso.

Lo scenario futuro sarà al centro del vertice che si terrà domani alla Statale di Milano. Vi parteciperanno il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e i rettori della Lombardia, guidati da Remo Morzenti Pellegrini, presidente del Comitato regionale di coordinamento delle università lombarde. «Vorremmo proporre al ministro un modello lombardo – spiega Morzenti –. Siamo stati i primi a decidere di chiudere gli atenei in febbraio e di sospendere le lezioni in presenza sino al 31 luglio, vogliamo continuare a muoverci all’unisono». Nel vertice di Milano sarà affrontato anche il tema delle tasse. L’intenzione è ridurre i contributi studenteschi e agevolare coloro che vivono in condizioni di disagio economico dovuto all’emergenza sanitaria. «L’Università di Bergamo si è mossa per tempo su questa strada – dice il rettore di UniBg –. È nostra intenzione confermare le esenzioni per merito o per reddito inferiore a una certa soglia e utilizzare i fondi in arrivo dal ministero per intervenire sui casi di disagio che già ci sono stati segnalati».

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