«Non stanno insieme per delinquere»
Il Gup spiega la sentenza sugli ultrà

«Il materiale probatorio si presta a interpretazioni differenti da quelle del pubblico ministero e altrettanto plausibili – dice – rendendo dunque inutile e superfluo il dibattimento». Il pm Carmen Pugliese valuta il ricorso in Cassazione.

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Bergamo

Gli ultrà non sono un’associazione per delinquere. Il giudice dell’udienza preliminare Patrizia Ingrascì o ha messo per iscritto nelle 26 pagine di motivazione della sentenza di non luogo a procedere, fresca di deposito, per il leader della Curva, Claudio «Bocia» Galimberti, e i cinque suoi fedelissimi Andrea Piconese, Luca Valota, Davide Pasini, Andrea Quadri e Giuliano Cotenni, (più il segretario provinciale della Lega, Daniele Belotti, prosciolto dall’accusa di concorso esterno).

«Il materiale probatorio si presta a interpretazioni differenti da quelle del pubblico ministero e altrettanto plausibili – si legge nella sentenza – rendendo dunque inutile e superfluo il dibattimento».

Nella sentenza il giudice osserva come il reato associativo sia caratterizzato da tre elementi: «Il vincolo associativo, l’indeterminatezza del programma criminoso e l’esistenza di una struttura organizzativa». Requisiti che secondo il gup «non possono ritenersi adeguatamente dimostrati attraverso le indagini». Il giudice di fatto ha accolto la tesi della difesa: gli ultrà non sono un’associazione finalizzata a commettere reati da stadio, come sosteneva il pm Carmen Pugliese, che valuta il ricorso in Cassazione.

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