Lunedì 17 Ottobre 2011

Un minuto con Dante
La vana gloria

LA VANA GLORIA

11. 94 Credette Cimabue ne la pittura
11. 95 tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,
11. 96 sì che la fama di colui è scura:

11. 97 così ha tolto l'uno a l'altro Guido
11. 98 la gloria de la lingua; e forse è nato
11. 99 chi l'uno e l'altro caccerà del nido.

11.100 Non è il mondan romore altro ch'un fiato
11.101 di vento, ch'or vien quinci e or vien quindi,
11.102 e muta nome perché muta lato.

11.103 Che voce avrai tu più, se vecchia scindi
11.104 da te la carne, che se fossi morto
11.105 anzi che tu lasciassi il "pappo" e 'l "dindi",

11.106 pria che passin mill'anni?ch'è più corto
11.107 spazio a l'etterno, ch'un muover di ciglia
11.108 al cerchio che più tardi in cielo è torto.


Il secondo superbo che Dante e Virgilio incontrano è Oderisi da Gubbio, un famoso miniaturista. A questo artista del pennello Dante assegna un tema che gli è caro, quello della fama, della notorietà definita un “fiato di vento” (vv. 100 s.). Oderisi, dopo aver riconosciuto il suo insaziabile desiderio di eccellere, ricorda come in campo artistico Cimabue credeva di essere il migliore ma che il suo allievo Giotto lo ha superato.

Lo stesso accade nella poesia, dove i due Guidi, Cavalcanti e Guinizzelli, sono ora oscurati nella fama pubblica da un terzo poeta più bravo e famoso di loro. Secondo alcuni commentatori pare che qui Oderisi da Gubbio alludesse a Dante stesso: a dimostrazione di quanto l'orgoglio e la superbia siano dure a morire anche mentre si cerca di scrollarsele di dosso. La popolarità, il “mondan romore”, cioè l'essere sulla bocca di tutti non è altro che un soffio di vento, dice Odersisi, e pone a Dante -e a noi lettori- un interrogativo: quale fama potrai raggiungere se morirai in tarda età o in età infantile? Di fronte allo scorrere di mille anni l'essere famoso, per quanto a lungo possa durare, non è che un batter di ciglia.

Enzo Noris

a.ceresoli

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