Mercoledì 19 Febbraio 2014

Al cinema il film fatto di mattoncini

Con Lego Movie vince la creatività

Una scena del film Lego Movie

Un cartoons «assemblato» nel vero senso del termine. Lego Movie si prospetta un fenomeno cinematografico che negli Usa ha già sbancato i botteghini, coloratissimo, ironico e totalmente al passo coi tempi. Dopo i numerosi passi avanti nell’animazione per bambini, ecco allora il primo lungometraggio realizzato con migliaia di mattoncini Lego, per la precisione 3.863.484, numero esatto di quelli che si vedono nella proiezione.

Il film di animazione della Warner Bros. Pictures e Village Roadshow Pictures approderà sul grande schermo giovedì 20 febbraio: diretto da Phil Lord e Christopher Miller, gli stessi dei film di successo come «Piovono Polpette» e «21 Jump Street» è stato realizzato interamente in animazione digitale 3D, con un piglio dinamico, dialoghi contemporanei e azioni alla «Mission impossibile».

Protagonista è Emmet, un personaggio Lego assolutamente comune, onesto e decisamente ordinario, che viene erroneamente identificato come il prescelto, lo speciale, insomma l’uomo-mattoncino che salverà il mondo. Da qui le avventure si susseguono con il sempre più stupito Emmet che si ritrova a guidare un gruppo di sconosciuti, e alquanto strani personaggi, in una missione epica per fermare un tiranno malvagio. Da Batman a Nick Offemn, spavaldo pirata, fino a Benny, uomo dello spazio anni ‘80, e Vitrivius, vecchio mistico la cui voce originale è di Morgan Freeman. Ma non mancano neppure Michelangelo e le Tartarughe Ninja e ovviamente il personaggio femminile: l’affascinante Lucy, una ragazza «dura come la roccia». Insomma c’è da ridere, da spassarsela, e soprattutto c’è da impazzire per i tanti appassionati di Lego che sul grande schermo seguiranno non solo la storia, ma soprattutto «l’architettura» di un film che si può ricostruire, pezzo su pezzo. E questo la Lego lo sa bene e ha già testato l’impresa: a mattoncini ci sono le saghe stellari di Star Wars ma anche i Pirati dei Caraibi e ora prenderà forma questo gruppo alquanto scompaginato, divertente e improbabile, che ne combina di tutti i colori su astronavi e macchine ipertecnologiche.

Il tutto tra battaglie mozzafiato e battute pungenti: questo è un film divertente dove le citazioni sono infinite, tra Harry Potter e il Signore degli Anelli, con una colonna sonora azzeccata e che resta in testa. Una canzone tra tutte? L’elettro-pop «Everything is awesome», del duo canadese Tegan & Sara, da cantare a squarciagola alla fine del film.

Insomma, è un film che unirà bambini e adulti, generazione di giocatori-costruttori accaniti. I Lego, mattoncini di plastica nati nel 1958, sono infatti ormai un fenomeno sociale, capaci di unire generazioni diverse, tutte con un unico obiettivo: costruire. E anche il film colpisce proprio per questo: è assemblato in maniera perfetta, un capolavoro dal punto di vista dell’animazione, grazie alla bravura dell’australiana Animal Logic che ha dato fluidità a ogni singolo mattoncino della pellicola, dall’acqua alle nuvole di fumo fino alle esplosioni.

Una spericolata avventura, quindi, con una morale facile facile (crediamo in noi stessi, semplici ma a modo nostro sempre speciali) che si prospetta anche un fenomeno di merchandising, all’insegna della ludicità. Collegato al film, il Gruppo Lego non molla la presa e lancia una collezione di 10 nuovi set costruzione ispirati proprio alla pellicola, oltre a una nuova linea di 16 minifigures, gioco collezione di moltissimi bambini, dedicate proprio al movie. Per ricreare le avventure del grande schermo e per varcare una nuova frontiera della pubblicità. Un po’ come aveva fatto Barbie un tempo, (e ora Peppa Pig all’inverso), ma con un apporto tecnologico non indifferente: sul film applicazioni web, videogiochi e un sito web interattivo (www.thelegomovie.com/). E poi, ricordiamocelo, resta un cartone animato e, come dice anche Emmet, «non dimentichiamoci mai di sorridere» e di creare: la creatività è al centro del film. E una volta tanto: al bando le istruzioni, costruiamo come ci pare. Con un finale a sorpresa che è meglio non svelare, a grandi e piccini.

Fabiana Tinaglia

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