Un giovane chef bergamasco ospite d’onore a Masterchef

Michele Lazzarini, classe 1991, originario di Gandellino, Alta Valle Seriana, ieri sera tra i giudici della prova esterna nel noto programma di Sky.

Un giovane chef bergamasco ospite d’onore a Masterchef
Michele Lazzarini

Un giovane chef bergamasco fra gli ospiti d’onore di Masterchef: Michele Lazzarini, classe 1991, braccio destro di Norbert Niederkofler (3 stelle Michelin), è stato fra i giudici della prova in esterna della puntata andata in onda su Sky Uno nella serata di giovedì 17 febbraio. I sei concorrenti rimasti in gara si sono misurati in un difficile test presso il Museo del Novecento, a Milano: realizzare i piatti iconici di tre Maestri della cucina del secolo scorso, come il raviolo aperto di Gualtiero Marchesi. A giudicare i piatti non sono stati i tre chef del programma – Antonino Cannavacciuolo, Giorgio Locatelli e Bruno Barbieri - ma il meglio della giovane cucina italiana: dieci giovani chef stellati. Oltre a Michele Lazzarini, Isabella Potì, Solaika Marrocco, Paolo Griffa, Arianna Gatti, Andrea Casali, Michela Previtali, Emanuele Lecce, Marta Passaseo e Alessandro Rossi.

Originario di Gandellino, Alta Valle Seriana, Michele Lazzarini ha imparato a cucinare in famiglia, con i nonni e con la mamma, con cui da ragazzo andava a cercare funghi ed erbe nei boschi. Dopo gli studi all’alberghiera di Clusone, Michele Lazzarini ha lavorato da Gualtiero Marchesi in Franciacorta, al Kulmhotel di St Moritz, da Crippa in Piazza Duomo e poi ha girato il mondo, facendo stage in Cile, Danimarca, Spagna, Perù, Svezia: dal ristorante Studio al Noma a Copenaghen, da Azurmendi in Spagna al Central di Virgilio Martinez in Sudamerica, dal Boragò di Rodolfo Guzman al Faviken di Magnus Niksson. Esperienze importanti, che lo hanno portato a scoprire non solo posti e culture differenti, ma anche stili di cucina diversi, per poi ritornare a «casa» e valorizzare al massimo la filosofia «Cook the mountain». Ora è head chef del tristellato St Hubertus, tempio sacro dell’alta cucina italiana.

I dieci chef under 30, considerati le promesse dell’enogastronomia italiana, hanno valutato i piatti dei concorrenti di Masterchef secondo quattro parametri: idea, gusto, estetica e tecnica. Tre i piatti da assaggiare: antipasto, primo e secondo, cucinati ciascuno da una coppia di concorrenti. Dopo l’antipasto a base di aragosta, semplice ma ben riuscito, la rivisitazione del raviolo aperto, forse un po’ banale. Per concludere, il piatto ispirato alla zuppa in diverse consistenze di Ferran Adrià, dal bell’aspetto ma giudicato severamente nel gusto dallo chef Lazzarini. Il piatto migliore è risultato l’antipasto, peggiore il raviolo.

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