Domenica 26 Gennaio 2014

Viaggio nel tempo con Venditti

«A 65 anni mi sento ventenne»

Antonello Venditti sarà al Creberg il 5 febbraio.
(Foto by Epa/Georgios Kefalas)

La prima notizia non è delle migliori: «Ho fatto una risonanza magnetica e ho scoperto che mi s’è rotto un tendine della spalla. Non mi fa male, ma suonando il pianoforte un po’ di dolore lo sentirò. Dopo questa tournée mi devo operare».

Antonello Venditti acciaccato ma felice sta per affrontare un altro viaggio musicale: «70-80 Ritorno al futuro». Partenza da Bologna il 3 febbraio, due giorni dopo tappa al Creberg Teatro di Bergamo, l’8 e il 9 marzo grande festa al Palaottomatica di Roma in occasione del 65° compleanno. «Se farò le smorfie non sarà per le canzoni, ma per la spalla».

Il titolo del tour ha un suo che di condiviso con i tempi che corrono e i desideri che spaziano.

«In realtà è l’idea di fare un percorso che comincia con gli anni ’70-’80 e avrà un suo epilogo con la mia festa di compleanno. Compio 65 anni portati da ventenne, malgrado la spalla. Quindi mi riapproprio di tutti gli anni della mia vita. Disegno un po’ il mondo che avrei voluto. Racconto i miei sogni, che forse sono gli stessi dei ragazzi di oggi e di quelli come me che ancora credono nei cambiamenti possibili. Da una parte mi riapproprio della mia storia, di un già vissuto. È come se stessi in una nuvola temporale immaginando in maniera speranzosa che tutti gli errori già compiuti non si possano più compiere. Ripensando ai grandi valori della vita: il lavoro, la giustizia, l’onestà, l’amore, l’amicizia, lo sport. Tutto quello che c’è nella vita rivissuto come se fossimo vergini rispetto al futuro. Vorrei che si riascoltassero canzoni alla luce dei tempi che abbiamo vissuto e delle cose che vorremmo. Il mio futuro vero sarà nel disco che sto preparando».

A quali canzoni ha legato ricordi particolari?

«Ci ho messo un po’ di tempo per far capire che “Nata sotto il segno dei pesci” è la vita, non una ragazza che ha quel segno. Comunque poco importa. Alla fine c’è qualcosa di subliminale nelle canzoni e arriva lo stesso. Ci siamo portati dentro i grandi cantautori americani o francesi, anche senza sapere perfettamente il significato dei testi. Sapevi che stavi ascoltando qualcosa di diverso, importante, portato in un certo modo. Le canzoni fanno volare, se poi ti appassioni al contenuto, meglio».

© riproduzione riservata