Anghileri: «I giovani sono le nostre vere terre rare»

CAPITALE UMANO. La presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria chiede alle aziende autocritica, percorsi di crescita e senso. Ma anche condizioni per competere ad armi pari e pagare stipendi all’altezza

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Per anni il copione è stato lo stesso. Le imprese chiedono allo Stato di rendere l’Italia più attrattiva, mentre migliaia di ragazzi, soprattutto laureati, fanno le valigie. Maria Anghileri, presidente nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria e direttore operativo del Gruppo Eusider, sposta lo sguardo dall’altra parte del tavolo: sulle aziende.

«Anche le aziende devono fare autocritica», dice nell’intervista concessa a Ciclone Z in azienda, la rubrica dell’Osservatorio Delta Index. «Devono capire come poter essere più attrattive verso i giovani e quindi offrire percorsi di crescita, offrire un senso».

Senso è la parola che pesa di più. Perché il ventenne che oggi si presenta a un colloquio non chiede solo quanto guadagnerà. «Chiede anche che impatto l’azienda può avere sul territorio, sul Paese», spiega Anghileri. «Hanno una mentalità molto diversa da quella che avevamo noi». E lo dice includendosi: anche lei appartiene a una generazione diversa da quella di un ventenne di oggi.

È lo stesso filo che attraversa tutta la conversazione. I giovani che cercano lavoro e quelli che il lavoro lo creano, sostiene la presidente, sono più vicini di quanto si pensi. Eppure il mercato vive un paradosso: le imprese non trovano competenze, i ragazzi non trovano opportunità di qualità. Per trattenere un giovane non basta più un posto. Serve un percorso.

I numeri le danno ragione. Il turnover della Generazione Z supera il 45%. Per Anghileri c’è una parte fisiologica, legata alla voglia di sperimentare a vent’anni, ma il dato deve far riflettere le imprese: un giovane non separa più la vita dal lavoro. E i microdati Istat (Istituto nazionale di statistica) elaborati dall’Osservatorio Delta Index mostrano che oltre metà delle assunzioni under 30 passa ancora da una relazione diretta o da una presentazione, non da un annuncio. Non è un male in sé, risponde la presidente, purché le reti si allarghino a università e Its (Istituti tecnologici superiori). «La relazione non deve diventare un recinto».

L’autocritica, però, ha una condizione. «Le imprese devono essere anche messe in condizioni di operare ad armi pari rispetto ai competitor», avverte Anghileri. L’elenco è noto: un costo dell’energia più alto rispetto all’Europa, un cuneo fiscale e contributivo tra i più alti del continente, una tassazione tra le più pesanti. «E questo poi non ci permette di dare un salario competitivo ai giovani».

Il punto è tutto qui. Crescita, senso e impatto sono richieste che un’azienda può soddisfare da sola, cambiando il modo in cui seleziona, forma e accompagna chi entra. Lo stipendio no, o non del tutto. Ma aspettare che il contesto cambi non è una strategia. Per questo Anghileri consegna agli imprenditori una domanda semplice, quasi scomoda, da farsi prima di ogni assunzione: se avessi vent’anni, sceglierei la mia azienda?

Per approfondire il tema del rapporto tra aziende e Generazione Z: Osservatorio Delta Index e Skillherz

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