Giovani all’estero, la vera lezione è la personalità che ne torna

CAPITALE UMANO. Elisa Zambito Marsala (manager Intesa Sanpaolo): «Un anno all’estero apre la mente, rafforza le soft skill e costruisce un network che diventa un asset per la leadership italiana e internazionale di domani»

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Da inizio giugno 2026, ogni settimana, un video tip ha raccontato un pezzo del ritratto della Generazione Z secondo Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo: la motivazione come energia che muove i giovani, le soft skill come risposta più efficace all’intelligenza artificiale, il modello di selezione che va oltre il voto di laurea per cercare, nei colloqui, il fuoco di chi ha davvero una passione. Con questa quinta e ultima puntata si chiude il percorso, e il tema è quello che forse più di ogni altro mette alla prova la teoria di Zambito Marsala: cosa succede quando la formazione dei giovani esce dai confini italiani.

Da anni Intesa Sanpaolo sostiene, attraverso Intercultura, un anno di scuola all’estero per i ragazzi del quarto anno delle superiori: cambio di famiglia, di scuola, di cultura. Sono già 830 i ragazzi coinvolti finora, in 50 Paesi diversi, un numero di destinazioni che la banca ha aumentato nel tempo proprio per permettere ai ragazzi di scegliere contesti sempre più lontani e diversi da quello italiano. Per Zambito Marsala non si tratta solo di un percorso formativo, ma di un’esperienza che rafforza in profondità la personalità di chi la vive.

«Non si impara solo una lingua», racconta. Si impara a convivere con culture profondamente diverse, a partire dal cibo, fino ai modi di pensare e di relazionarsi. Chi torna, spiega, porta con sé uno sguardo che arricchisce qualsiasi squadra: un effetto di «contaminazione» che Zambito Marsala considera un valore aggiunto per le aziende del territorio, non un rischio da gestire. A questo si aggiunge un altro elemento che nell’intervista emerge come strategico: il network. I ragazzi che vivono un’esperienza internazionale ampliano le proprie relazioni non solo a livello nazionale ma globale, un capitale che diventa un vantaggio concreto per l’azienda in cui poi andranno a lavorare e, più in generale, un asset di sviluppo per la futura leadership italiana.

Questa apertura internazionale non riguarda solo le scuole superiori. Intesa Sanpaolo collabora anche con oltre sessanta atenei italiani e con università internazionali di primo livello, come Oxford e Cambridge. La sfida più difficile, sottolinea Zambito Marsala, è portare questo ecosistema anche dentro le piccole e medie imprese del territorio, che spesso non hanno da sole gli strumenti per costruire relazioni internazionali strutturate.

C’è anche un rovescio della medaglia, di cui l’intervista non fa mistero: molti ragazzi si affezionano al Paese che li ha ospitati e non tornano più in Italia. Anche in questo caso, però, la lettura di Zambito Marsala resta positiva: il bilancio, dice, è comunque a favore del sistema, perché quella persona porterà sempre con sé la cultura e la distintività italiana, ovunque si trovi, con un forte senso di gratitudine verso il percorso che gliel’ha permesso. Il vero tema, per lei, non è trattenere i ragazzi per paura di perderli, ma costruire un Paese capace di attrarre - italiani e internazionali - investendo sulla qualità dei percorsi formativi, sul collegamento tra università e imprese, sulla valorizzazione del merito.

Con questa puntata si chiude l’intervista a Elisa Zambito Marsala: cinque tappe che, dalla motivazione all’estero, disegnano lo stesso identikit, quello di una leadership italiana che si forma prima di entrare in azienda, e che le imprese del territorio, piccole e grandi, sono chiamate a saper riconoscere. L’intervista integrale e tutte le pillole video restano disponibili nella sezione Delta Index Tv del DI Journal, su deltaindex.it.

Per approfondire il tema del rapporto tra aziende e Generazione Z: Osservatorio Delta Index e Skillherz

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